Ale dice che è arrivata l'ora di chiedere un aumento. Dice che 50 euro al giorno sono poche e probabilmente ha ragione, anche perchè questo negozio è sporchissimo e tutti i sabati mi trasformo da commessa in donna delle pulizie. Va beh che mi fa anche comodo visto che i clienti per un motivo o per l'altro qui il sabato pomeriggio non ci mettono piede. Sono, secondo il mio modesto parere, convinti che siamo chiusi, visto che per parecchi sabati pomeriggio siamo rimasti chiusi perchè la sottoscritta ogni fine settimana ne ha una diversa. Anche oggi ho 37,2 di febbre ma, siccome più di così non sale da ieri, i sintomi sono sopportabili ed ho un incredibile bisogno di SOLDI, sono qui da stamattina e ci rimango. Detesto Emma Marrone ma la sua nuova canzone "io sono per te l'amore" mi piace. La sto ascoltando e sono soddisfatta.
Sto pulendo il bagno che era ed è un orrore. Solo che il pavimento ci sta mettendo una vita ad asciugare e mi sto odiando sempre di più per aver deciso di lavarlo anche perchè sono sommersa da scatoloni di ogni tipo e finchè non asciuga non posso rimetterli al loro posto.
E i clienti non arrivano...e mi sto spaccando le palle anche perchè l'ultimo episodio sottotitolato di Gossip Girl l'ho guardato stamattina, Amici ieri l'ho registrato e visto, il Dottor house idem, detesto e non possiedo facebook e ormai i video più strani di youtube me li sono guardati tutti. Quindi non mi rimane che scrivere e passare il tempo su questo coso.
Ultimamente non faccio altro che mangiare e infatti ho messo su due chili. Non mi schiodo dal 55,5 e mi sento un pallone. Va beh che sono più o meno a metà ciclo quindi, classicissimo, per giustificarmi agli occhi della gente mi piace rivelare che è in realtà tutta colpa dell'ovulazione. Il che mi porta a ricordare il fatto che ogni volta che Ale sente la parola ovulazione all'improvviso gli passa la voglia di impegnarsi in atti copulativi e la cosa mi fa alquanto sorridere. Beh, "passa la voglia" è una frasona esagerata...credo che a lui passerebbe la voglia solo, ma neanche, se qualcuno glielo tagliasse stile Bobbit, cosa che farei io se dovessi scoprire un giorno un tradimento da parte sua, e lui lo sa ben bene. Credo che ci penserebbe cento volte prima di tradirmi date le premesse. E sono molto contenta di questo.
Non sto benissimo, quindi anche stasera ci piazzeremo sul divano a guardare la partita di turno. Mi sembra di ricordare che stasera ci sia la Juve. Domani sera c'è l'inter, ma c'è anche Amici, quindi mentre io me ne starò di là in camera con la mia piccola mammina, lui se ne starà sul divano in sala con mio papà a gufare. Mentre lunedì ci sarà il Milan. Forza ragazzi, forza. Domani a pranzo, febbre permettendo, sono a casa sua a mangiare e il pomeriggio ci ammazzeremo l'un l'altro a FIFA 11 alla play. Partite classiche, io Milan e lui Barcellona. Non vedo l'ora. In pratica noi viviamo in funzione di domenica pomeriggio. E' stato così tutto l'inverno e adesso che arriverà la primavera magari alzeremo i nostri culi pesantissimi e li porteremo a fare, che ne so, una passeggiata nel parco per esempio. Come ai vecchi tempi.
Mi sa che sto peggiorando, scotto un pochino e i polpastrelli delle dita sono gelati. Che palle.
Ciao
Io non sono nessuno, anche se spesso mi sento qualcuno. Oppure a volte sono qualcuno, anche se spesso mi sento nessuno.
lunedì 7 febbraio 2011
Sono al lavoro.
- Ciao ragazzina, come ti chiami?
- Ciao, mi chiamo Federica G.
- Quanti anni hai?
- 13
- Bene, cosa fai nella vita?
- Frequento la terza media.
- E come va a scuola?
- Beh, insomma...non mi piace studiare, però me la cavo.
- Quante insufficienze hai?
- Ne ho parecchie, penso che uscirò con sufficiente, o almeno spero.
- Qual è la tua materia preferita?
- Non ho una materia preferita, però ho una prof preferita, che è quella di Matematica, una volta quella di Tecnica l'ho fatta quasi piangere.
- Ce l'hai il fidanzatino?
- Sì, si chiama Alessandro, l'anno prossimo lui andrà all'istituto d'arte perchè è un piccolo grande artista.
- Bene. E tu? Cosa farai?
- Io credo che andrò alle Canossiane.
- Canossiane?
- Sì, è un istituto magistrale. Non sono molto convita perchè è privato, e i miei non hanno tanti soldi, però probabilmente avrò delle agevolazioni perchè mia mamma lavora lì in cucina.
- Perchè non sei convinta?
- Te l'ho detto, perchè è privato e non sono sicura di trovarmici bene...poi sono tutte femmine...non so se me la sento, visto che sono abituata a stare tanto anche con i maschi.
- E allora perchè vorresti andarci?
- Perchè voglio fare la maestra d'asilo. Voglio lavorare alla scuola materna.
- Ah si?
- Sì, i bambini mi piacciono. O meglio, più che mi piacciono sto bene con loro, mi diverto, ci capiamo ed io piaccio a loro, non so perchè. E lì in quella scuola, a differenza del Porta che è un liceo tutto teorico, a partire dalla seconda superiore ci si mette il grembiule bianco, si scende alla scuola materna e si fa un'ora a settimana di tirocinio. E la cosa mi elettrizza.
Tre anni dopo
- Ciao Federica, quanti anni hai adesso?
- Ciao, ne ho 16.
- Come vanno le cose?
- Bene, beh insomma...faccio le Canossiane ed ho passato gli ultimi due anni a comportarmi come un diavolo. Ho litigato con quasi tutti i professori, con la mia preferita in particolare: le ho dato della scrofa terrona. Poi ho rischiato più volte la sospensione e la bocciatura, ho addirittura sbattuto in faccia la porta alla preside e l'ho anche insultata. Però da quest'anno le cose vanno meglio, sto mettendo la testa a posto, anche se faccio una fatica immane perchè continuo lo stesso a fare errori, però ce la devo fare anche perchè ho un sogno e voglio realizzarlo, ci sto anche scrivendo un libro.
- Ah si? Vuoi ancora insegnare alla scuola materna?
- No, assolutamente, che schifo. Voglio fare la prof. Voglio diventare una professoressa.
- E che cosa ti piacerebbe insegnare?
- Mi piacerebbe insegnare Pedagogia. L'anno scorso mi piaceva tantissimo, perchè me la insegnava la mia prof preferita, sono pazza di lei, è il mio esempio di vita.
- E tu vorresti insegnare un giorno per diventare come lei?
- Sì.
Un anno dopo
- Ciao Federica, è un anno che non ci vediamo, parlami di te.
- Ciao, adesso ho 17 anni, faccio la quarta superiore e le cose vanno benone. Sul pagellino ho preso quasi tutti ottimi e qualche buono e sulla pagella ho la media dell'8. Ho preso anche diversi dieci e quest'anno non ho mai preso e non prenderò nemmeno un 5, e nemmeno un 6, i miei voti vanno dal 7 (raro) al 10. E poi ho anche 10 in condotta e per me è una cosa nuova, i miei professori sono tutti stupitissimi da me e dal mio comportamento...però mi hanno anche confessato che ci avevano sempre creduto, avevano sempre creduto in me. Sono felice.
- Bene! E che cosa vuoi fare della tua vita una volta finite le superiori?
- Ho le idee chiare. Frequenterò Lettere in Statale, perchè amo la letteratura e voglio fare la prof.
- Letteratura?
- Sì, la adoro, la prof di Italiano è pazzesca e me ne ha fatto innamorare. Sarà questa la mia strada. Beh, il top sarebbe andare in Cattolica, ma non posso chiedere tanto ai miei.
- Bene.
- Poi la mia prof preferita, quella che mi insegnava Pedagogia e che adesso mi insegna Filosofia, è laureata in Lettere, quindi seguirei di pari passo ciò che ha fatto il mio esempio di vita. Voglio essere come lei.
Quattro anni dopo
- Ciao! Allora, come vanno le cose?
- Ho 22 anni adesso. Le cose non vanno benissimo...ho cominciato a lavorare in un negozio di cartucce per stampanti. Ho capito cosa vuol dire avere qualche soldino in tasca e non sto più studiando.
- Come mai?
- Eh, boh, non ho più tanta voglia, poi ho litigato con tutte le mie amiche dell'università e sono a zero stimoli, calma piatta. A volte credo di aver sbagliato tutto, altre volte invece mi viene da pensare che da uno sbaglio che posso aver fatto, come l'aver preso Lettere in Statale, potrebbe uscirne qualcosa di buono.
- In che senso?
- Nel senso che sto frequentando due laboratori fantastici, che mi stanno prendendo veramente tanto. Uno è sull'editoria scolastica, ma l'altro......l'altro è pazzesco, si chiama "Editoria libraria: il lavoro redazionale" e sono la più forte del corso perchè la professoressa ci ha dato da correggere delle bozze come esercitazione ed io sono risultata perfetta, una delle migliori. Mi piace.
- Bene!
- Benissimo direi. Da grande voglio lavorare in una redazione libraria. Prenderò la laurea, poi frequenterò un master in editoria e via. E' tutto facile.
- Ah, deduco che non tu non voglia più insegnare.
- No. Troppi anni, troppo sbattimento, troppo tutto. Era più un'ossessione che una reale voglia di realizzare il tutto. Eccetera eccetera.
Oggi
- Ciao! Com'è?
- Tutto bene. Di mattina, non sempre, lavoro ancora in quel negozio di cartucce per stampanti, e il pomeriggio lavoro in una scuola materna e mi sento viva. Io li adoro quei miei venticinque marmocchietti. Ho deciso di mollare, devo andare in segreteria in Università a cancellarmi da lettere.
- Ah...e che farai?
- Mi iscrivo a Scienze dell'Educazione. Spero mi convalidino alcuni esami, ho già visto che in comune ce ne sono una decina, quindi mi mancherebbero solo due anni.
Voglio fare la maestra d'asilo.
- Sei tornata all'idea che avevi a 13 anni?
- Esatto. Avrei dovuto ascoltare mia mamma. Adesso tutto ha un senso.
Come si fa a prendermi sul serio?
PATETICA
- Ciao ragazzina, come ti chiami?
- Ciao, mi chiamo Federica G.
- Quanti anni hai?
- 13
- Bene, cosa fai nella vita?
- Frequento la terza media.
- E come va a scuola?
- Beh, insomma...non mi piace studiare, però me la cavo.
- Quante insufficienze hai?
- Ne ho parecchie, penso che uscirò con sufficiente, o almeno spero.
- Qual è la tua materia preferita?
- Non ho una materia preferita, però ho una prof preferita, che è quella di Matematica, una volta quella di Tecnica l'ho fatta quasi piangere.
- Ce l'hai il fidanzatino?
- Sì, si chiama Alessandro, l'anno prossimo lui andrà all'istituto d'arte perchè è un piccolo grande artista.
- Bene. E tu? Cosa farai?
- Io credo che andrò alle Canossiane.
- Canossiane?
- Sì, è un istituto magistrale. Non sono molto convita perchè è privato, e i miei non hanno tanti soldi, però probabilmente avrò delle agevolazioni perchè mia mamma lavora lì in cucina.
- Perchè non sei convinta?
- Te l'ho detto, perchè è privato e non sono sicura di trovarmici bene...poi sono tutte femmine...non so se me la sento, visto che sono abituata a stare tanto anche con i maschi.
- E allora perchè vorresti andarci?
- Perchè voglio fare la maestra d'asilo. Voglio lavorare alla scuola materna.
- Ah si?
- Sì, i bambini mi piacciono. O meglio, più che mi piacciono sto bene con loro, mi diverto, ci capiamo ed io piaccio a loro, non so perchè. E lì in quella scuola, a differenza del Porta che è un liceo tutto teorico, a partire dalla seconda superiore ci si mette il grembiule bianco, si scende alla scuola materna e si fa un'ora a settimana di tirocinio. E la cosa mi elettrizza.
Tre anni dopo
- Ciao Federica, quanti anni hai adesso?
- Ciao, ne ho 16.
- Come vanno le cose?
- Bene, beh insomma...faccio le Canossiane ed ho passato gli ultimi due anni a comportarmi come un diavolo. Ho litigato con quasi tutti i professori, con la mia preferita in particolare: le ho dato della scrofa terrona. Poi ho rischiato più volte la sospensione e la bocciatura, ho addirittura sbattuto in faccia la porta alla preside e l'ho anche insultata. Però da quest'anno le cose vanno meglio, sto mettendo la testa a posto, anche se faccio una fatica immane perchè continuo lo stesso a fare errori, però ce la devo fare anche perchè ho un sogno e voglio realizzarlo, ci sto anche scrivendo un libro.
- Ah si? Vuoi ancora insegnare alla scuola materna?
- No, assolutamente, che schifo. Voglio fare la prof. Voglio diventare una professoressa.
- E che cosa ti piacerebbe insegnare?
- Mi piacerebbe insegnare Pedagogia. L'anno scorso mi piaceva tantissimo, perchè me la insegnava la mia prof preferita, sono pazza di lei, è il mio esempio di vita.
- E tu vorresti insegnare un giorno per diventare come lei?
- Sì.
Un anno dopo
- Ciao Federica, è un anno che non ci vediamo, parlami di te.
- Ciao, adesso ho 17 anni, faccio la quarta superiore e le cose vanno benone. Sul pagellino ho preso quasi tutti ottimi e qualche buono e sulla pagella ho la media dell'8. Ho preso anche diversi dieci e quest'anno non ho mai preso e non prenderò nemmeno un 5, e nemmeno un 6, i miei voti vanno dal 7 (raro) al 10. E poi ho anche 10 in condotta e per me è una cosa nuova, i miei professori sono tutti stupitissimi da me e dal mio comportamento...però mi hanno anche confessato che ci avevano sempre creduto, avevano sempre creduto in me. Sono felice.
- Bene! E che cosa vuoi fare della tua vita una volta finite le superiori?
- Ho le idee chiare. Frequenterò Lettere in Statale, perchè amo la letteratura e voglio fare la prof.
- Letteratura?
- Sì, la adoro, la prof di Italiano è pazzesca e me ne ha fatto innamorare. Sarà questa la mia strada. Beh, il top sarebbe andare in Cattolica, ma non posso chiedere tanto ai miei.
- Bene.
- Poi la mia prof preferita, quella che mi insegnava Pedagogia e che adesso mi insegna Filosofia, è laureata in Lettere, quindi seguirei di pari passo ciò che ha fatto il mio esempio di vita. Voglio essere come lei.
Quattro anni dopo
- Ciao! Allora, come vanno le cose?
- Ho 22 anni adesso. Le cose non vanno benissimo...ho cominciato a lavorare in un negozio di cartucce per stampanti. Ho capito cosa vuol dire avere qualche soldino in tasca e non sto più studiando.
- Come mai?
- Eh, boh, non ho più tanta voglia, poi ho litigato con tutte le mie amiche dell'università e sono a zero stimoli, calma piatta. A volte credo di aver sbagliato tutto, altre volte invece mi viene da pensare che da uno sbaglio che posso aver fatto, come l'aver preso Lettere in Statale, potrebbe uscirne qualcosa di buono.
- In che senso?
- Nel senso che sto frequentando due laboratori fantastici, che mi stanno prendendo veramente tanto. Uno è sull'editoria scolastica, ma l'altro......l'altro è pazzesco, si chiama "Editoria libraria: il lavoro redazionale" e sono la più forte del corso perchè la professoressa ci ha dato da correggere delle bozze come esercitazione ed io sono risultata perfetta, una delle migliori. Mi piace.
- Bene!
- Benissimo direi. Da grande voglio lavorare in una redazione libraria. Prenderò la laurea, poi frequenterò un master in editoria e via. E' tutto facile.
- Ah, deduco che non tu non voglia più insegnare.
- No. Troppi anni, troppo sbattimento, troppo tutto. Era più un'ossessione che una reale voglia di realizzare il tutto. Eccetera eccetera.
Oggi
- Ciao! Com'è?
- Tutto bene. Di mattina, non sempre, lavoro ancora in quel negozio di cartucce per stampanti, e il pomeriggio lavoro in una scuola materna e mi sento viva. Io li adoro quei miei venticinque marmocchietti. Ho deciso di mollare, devo andare in segreteria in Università a cancellarmi da lettere.
- Ah...e che farai?
- Mi iscrivo a Scienze dell'Educazione. Spero mi convalidino alcuni esami, ho già visto che in comune ce ne sono una decina, quindi mi mancherebbero solo due anni.
Voglio fare la maestra d'asilo.
- Sei tornata all'idea che avevi a 13 anni?
- Esatto. Avrei dovuto ascoltare mia mamma. Adesso tutto ha un senso.
Come si fa a prendermi sul serio?
PATETICA
sabato 5 febbraio 2011
Visto che sono al lavoro, ecco che ho trovato un attimo di tempo per darti qui, pubblicamente ma neanche tanto, l'ultimo saluto. Purtroppo l'avevo detto che il 2011 sarebbe stato l'anno della svolta, però mi manchi tanto piccola mia. Gli anni passati con te sono stati i migliori. Insieme ne abbiamo passate di ogni e tu mi sei sempre stata accanto, non mi hai lasciato mai, e dico mai, neanche per un solo secondo, da sola.
Ricordo quando io e Ale affrontammo quella rottura dolorosissima nel 2005, tu eri lì. Ancora non ci conoscevamo bene, però eri sempre accanto a me, pronta a farmi sentire a casa. Ho perso il conto di tutte le volte in cui mi hai portato sotto casa sua: io me ne stavo lì, sotto il suo citofono a piangere e ad ascoltare quelle canzoni che oggi come oggi mi fanno ancora salire il magone, e tu eri lì con me, teneramente silenziosa, a raccogliere tutte le mie lacrime. Sempre. Oppure quando ero felice e avevo voglia di spaccare il mondo, come quando io e la Michi decidevamo di cantare, urlando a squarciagola le canzoni più disparate, tu eri lì con noi, a darci questa possibilità.
Ed ogni volta in cui tu fossi saltata fuori in un qualsiasi discorso la gente ti prendeva in giro, diceva che eri brutta, vecchia ed io ti difendevo e dicevo che ti amavo per quella che eri, così com'eri, anche perchè ero consapevole del fatto che se gli altri ti prendevano in giro in questo modo, era solo ed esclusivamente colpa mia, che non ti ho mai dato le cure e le attenzioni che forse meritavi. Se solo fossi stata un po' più attenta...forse...oggi saresti ancora qui con me, e non ti avrebbero ucciso in quel modo crudele. Mi ricordo una volta quando, dopo il lavoro, sono venuta verso di te nella convinzione di trovarti lì ed invece ti avevano portata via. Bastardi. Poche volte nella mia vita mi ero incazzata così tanto. Ricordo che Ale era corso immediatamente da me per portarmi da te e ti ho vista lì, piccolina, sembravi impaurita, in mezzo ad altri tuoi simili e mi ricordo di aver pagato tantissimo per riaverti con me, ma per niente al mondo ti avrei lasciata lì in quel posto lurido. Ed oggi come oggi non riesco a pensarti lì, indifesa, nelle grinfie di quei bastardi che però dopotutto svolgono il loro impersonalissimo lavoro, in procinto di essere fatta fuori. E non voglio che la fraintendibile ironia di questo post lasci intendere il fatto che in realtà non me ne freghi niente di te, perchè la sera stessa in cui mio padre ti ha portata via io ho pianto tanto e fino allo sfinimento perchè già mi mancavi e non riuscivo ad immaginare la mia vita senza di te. Urlavo "io la rivoglio, io ho bisogno di riaverla qui, non possiamo fermarli? Per favore non ce la faccio!!!" E mia mamma era lì a ripetermi quanto fossi cogliona, quando dovessi smetterla di affezionarmi alle cose e alle persone in modo così viscerale. Però sei anni sono sei anni, anche se tu ne avevi quattordici, (prima di me la tua migliore amica è stata proprio mia mamma) e poi tu sei stata la prima. La prima ed unica fino a qualche giorno fa.
Però ho tenuto qualcosa di te. Le rose, il profumino, il portachiavi in cristallo tutto rotto, il santino di Bakita.
Ti ho amato tanto, ti amo ancora e ti amerò per sempre.
Addio piccola Nissan Micra.
Benvenuta Citroen c2, niente di personale, amo anche te alla follia...ma lei era lei.
Ps: quello del bar mi chiama "bimba". Chissà quanti anni crede che io abbia.
Ciao
Ricordo quando io e Ale affrontammo quella rottura dolorosissima nel 2005, tu eri lì. Ancora non ci conoscevamo bene, però eri sempre accanto a me, pronta a farmi sentire a casa. Ho perso il conto di tutte le volte in cui mi hai portato sotto casa sua: io me ne stavo lì, sotto il suo citofono a piangere e ad ascoltare quelle canzoni che oggi come oggi mi fanno ancora salire il magone, e tu eri lì con me, teneramente silenziosa, a raccogliere tutte le mie lacrime. Sempre. Oppure quando ero felice e avevo voglia di spaccare il mondo, come quando io e la Michi decidevamo di cantare, urlando a squarciagola le canzoni più disparate, tu eri lì con noi, a darci questa possibilità.
Ed ogni volta in cui tu fossi saltata fuori in un qualsiasi discorso la gente ti prendeva in giro, diceva che eri brutta, vecchia ed io ti difendevo e dicevo che ti amavo per quella che eri, così com'eri, anche perchè ero consapevole del fatto che se gli altri ti prendevano in giro in questo modo, era solo ed esclusivamente colpa mia, che non ti ho mai dato le cure e le attenzioni che forse meritavi. Se solo fossi stata un po' più attenta...forse...oggi saresti ancora qui con me, e non ti avrebbero ucciso in quel modo crudele. Mi ricordo una volta quando, dopo il lavoro, sono venuta verso di te nella convinzione di trovarti lì ed invece ti avevano portata via. Bastardi. Poche volte nella mia vita mi ero incazzata così tanto. Ricordo che Ale era corso immediatamente da me per portarmi da te e ti ho vista lì, piccolina, sembravi impaurita, in mezzo ad altri tuoi simili e mi ricordo di aver pagato tantissimo per riaverti con me, ma per niente al mondo ti avrei lasciata lì in quel posto lurido. Ed oggi come oggi non riesco a pensarti lì, indifesa, nelle grinfie di quei bastardi che però dopotutto svolgono il loro impersonalissimo lavoro, in procinto di essere fatta fuori. E non voglio che la fraintendibile ironia di questo post lasci intendere il fatto che in realtà non me ne freghi niente di te, perchè la sera stessa in cui mio padre ti ha portata via io ho pianto tanto e fino allo sfinimento perchè già mi mancavi e non riuscivo ad immaginare la mia vita senza di te. Urlavo "io la rivoglio, io ho bisogno di riaverla qui, non possiamo fermarli? Per favore non ce la faccio!!!" E mia mamma era lì a ripetermi quanto fossi cogliona, quando dovessi smetterla di affezionarmi alle cose e alle persone in modo così viscerale. Però sei anni sono sei anni, anche se tu ne avevi quattordici, (prima di me la tua migliore amica è stata proprio mia mamma) e poi tu sei stata la prima. La prima ed unica fino a qualche giorno fa.
Però ho tenuto qualcosa di te. Le rose, il profumino, il portachiavi in cristallo tutto rotto, il santino di Bakita.
Ti ho amato tanto, ti amo ancora e ti amerò per sempre.
Addio piccola Nissan Micra.
Benvenuta Citroen c2, niente di personale, amo anche te alla follia...ma lei era lei.
Ps: quello del bar mi chiama "bimba". Chissà quanti anni crede che io abbia.
Ciao
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