giovedì 16 febbraio 2012

Ma chi voglio prendere in giro?
Io non ce la faccio, non ce la sto facendo.
Amo queste cose che faccio, le amo con tutta me stessa. Amo anche l'esame che sto preparando, riesco addirittura a concentrarmi per qualche secondo sapendo che fra un po' mangio e poi devo andare al lavoro, eppure non riesco a levare da me quella sensazione. E mi sento triste. Persa completamente nelle sue parole, nei suoi discorsi, in tutte quelle "minute" scritte e ripetute che non fanno altro che sparare al mio amico cricetino cerebrale, che non smette di girare, girare, girare, ferito e sanguinante ma così pieno di buoni sentimenti e di speranze nel futuro.
Vorrei tornare indietro. Non tanto indietro. Mi basterebbe tornare a un mesetto fa.
Quando leggevi a voce piena ciò che scrivevo, davanti a trecento persone.
Quando ti ascoltavo per un'ora e mezza, mi perdevo in te e riuscivo a ritrovare me stessa solo al tuo "arrivederci".
Ho bisogno di riviverti. Ho bisogno di rivederti. Ma soprattutto ho bisogno di riscriverti.
Da domani, spero, mi limiterò a rileggerti. Questo potrei farmelo bastare.
Ho chiesto ad Ale di portarmi lì uno dei prossimi weekend, in quei luoghi in cui ti dedichi con tutto te stesso alla tua passione. Ho visto che ci impiegheremo più di quattro ore ad arrivare in macchina. Che cosa sono quattro ore? Non sono niente. Adesso ho solo bisogno che quest'ossessione passi, ho bisogno che si allontani da me per poterti vivere pienamente, come facevo prima.
Devo e voglio preparare psicologia. Devo e voglio accorciare le distanze.
A volte mi sembri così lontano. A volte così vicino.
Mi sono persa in te e non riesco più a ritrovarmi.

mercoledì 15 febbraio 2012

Scrivere, scrivere, nient'altro (quasi) che scrivere.
Bambini, bambini, bambini.
Scrivere, io non posso fare altro.

Lunedì ho preso il mio primo (ed ultimo, credo) 30 e lode.
Sono due giorni che non faccio che piangere.
Oggi la mia Lau si è laureata magistralmente con 110 e lode.

Siamo lodevoli.
La mia vita è lodevole.
Ma allora perché non faccio altro che piangere?

Paura. Tanta, troppa, anche per me. Del futuro, del peso, di me.
Paura di non rivederti mai più. Io ho bisogno di te. Ho un estremo bisogno di te.
Adesso più che mai. Non trovo più la bussola, troppe cose meravigliose.
Terrore di me stessa.

Paura di riuscire d'ora in poi a scrivere solo a te. Solo cose belle a te.
No, non è giusto. Io devo trovare altri spazi in cui scrivere. Ne devo trovare altri.
La vita schiva, la vita schiva, la vita schiva. Non riesco a smettere.
Ho paura di te, ma soprattutto di me.

Un uomo che mi ha dato tutto quel che poteva darmi, non dandomi niente.
Ho bisogno di tornare alla realtà perché tutto questo bene fa male, male da morire.
Qualcosa mi sta lacerando dentro e non ho idea di come fermarlo.
Perché quando questo qualcosa si chiama amore per la vita è difficile da condividere.
E questo può far male. Ma chi voglio prendere in giro? Fa molto male.

Credevo di essere cresciuta, e invece mi ritrovo a fare continuamente gli stessi errori.
Ma allora perché adesso va tutto così bene?
No, io mai smetterò di scrivere, mai. Io sarò lì con te, nella pianura di Elisia.

(Sarà proprio lì che gli stringerò la mano.)

Tanto dolore, ma anche tanto amore e tanta gratitudine.
Grazie D.D.