Io non ce la faccio, non ce la sto facendo.
Amo queste cose che faccio, le amo con tutta me stessa. Amo anche l'esame che sto preparando, riesco addirittura a concentrarmi per qualche secondo sapendo che fra un po' mangio e poi devo andare al lavoro, eppure non riesco a levare da me quella sensazione. E mi sento triste. Persa completamente nelle sue parole, nei suoi discorsi, in tutte quelle "minute" scritte e ripetute che non fanno altro che sparare al mio amico cricetino cerebrale, che non smette di girare, girare, girare, ferito e sanguinante ma così pieno di buoni sentimenti e di speranze nel futuro.
Vorrei tornare indietro. Non tanto indietro. Mi basterebbe tornare a un mesetto fa.
Quando leggevi a voce piena ciò che scrivevo, davanti a trecento persone.
Quando ti ascoltavo per un'ora e mezza, mi perdevo in te e riuscivo a ritrovare me stessa solo al tuo "arrivederci".
Ho bisogno di riviverti. Ho bisogno di rivederti. Ma soprattutto ho bisogno di riscriverti.
Da domani, spero, mi limiterò a rileggerti. Questo potrei farmelo bastare.
Ho chiesto ad Ale di portarmi lì uno dei prossimi weekend, in quei luoghi in cui ti dedichi con tutto te stesso alla tua passione. Ho visto che ci impiegheremo più di quattro ore ad arrivare in macchina. Che cosa sono quattro ore? Non sono niente. Adesso ho solo bisogno che quest'ossessione passi, ho bisogno che si allontani da me per poterti vivere pienamente, come facevo prima.
Devo e voglio preparare psicologia. Devo e voglio accorciare le distanze.
A volte mi sembri così lontano. A volte così vicino.
Mi sono persa in te e non riesco più a ritrovarmi.