Oggi la giornata è iniziata male. Malissimo. Dimmerda.
Mi sveglio, mi lavo, mi vesto, mi preparo per bene e mi viene voglia di sporcarmi, svestirmi, stropicciarmi capelli e trucco quando, lanciando un'occhiata felina in direzione della cameretta, constato che la mia cara sorellona dorme ancora. Fanculo perchè mi sveglio prima di quanto dovrei per accompagnarla in stazione allo scopo di tenermi la macchina. Ma non importa, non è che in fondo mi cambi la vita una mezz'oretta di sonno in meno, non sono questi i veri problemi. I veri problemi sorgono appena appena spiaccichi il culo sul sedile anteriore sinistro della tua macchina, perchè dal momento in cui ho messo la prima è iniziata una lunga storia fatta di quasibestemmie, grida di disperazione contro giovani, vecchi, cani, gatti, piante, sassi e strisce pedonali. Eh sì, perchè poi il dolore mentale non comincia una volta salita dallo scivolo del garage e arrivata in strada, ma ben molto molto prima: sfiga vuole che stamattina io e il mio vicino di casa-posteggio siamo usciti dai nostri rispettivi parcheggi praticamente in contemporanea, sembravamo giostrarci in una benissimo fatta coreografia di Steve (benissimo fatta), ed eravamo perciò quasi romantici sotto certi punti di vista. Settantasei secondi per decidere chi per primo avrebbe potuto superare l'altro e andare avanti per la sua strada, altri ottantadue per ringraziarci cortesemente a vicenda con un sorriso, e via verso il mattino. E poi cominciano: vecchietti che io in altre circostanze adorerei, attraversarmi la strada pretendendo la precedenza come se l'avessero affittata dal diavolo ieri sera alle ventitrè, gente di merda, ma veramente di merda che non attiva le frecce facendomi enormemente rischiare di andargli nel culo, pullman della minchia che non si muovono mai. Ma adesso c'è la parte migliore: dopo sette ore di coda, mi sono impilata nella fila per poveri deficienti che devono andare dritto anzichè svoltare a sinistra, dietro ad un camion lento, ma lento, ma lento proprio da far cadere i coglioni anche ad una gradevole e pazientissima quasiadulta quale io sono e lento, ma lento proprio del tipo che in quegli attimi in cui avrei potuto appena appena addirittura ingranare la seconda mi induceva a lasciare in folle; ho cercato di dare un'occhiata al semaforo ma non c'è stato niente di niente da fare, perchè lo sciuro camion era troppo grosso, così mi sono affidata alla cieca attesa, mentre la fila per i fortunati svoltanti a sinistra scorreva liscia e senza ostacoli. Ed ecco che (Dante era solito introdurre un momento importante e carico di pathos con "ed ecco") proprio quando riesco ad intravedere il semaforo, sul punto di cambiare colore da verde a giallo, quell'enorme cazzone di un camion mette la freccia a sinistra e, sempre con l'estremissima lentezza che fino ad allora lo aveva caratterizzato, svolta a sinistra. Immaginiamoci tutti insieme l'espressione sul mio viso. Ecco, quella stessa espressione non me la sono ancora levata. Però c'è stato di buono che, una volta mollata mia sorella e raggiunta la zona del negozio, sono riuscita a trovare un parcheggio risparmiando i 5 euro dell'autosilo, anche se spesi in grassi bruciati per la camminata da lì al negozio. Ma male non mi ha fatto. Giunta qui, ho tirato fuori le chiavi del negozio decidendo quasi immediatamente di metterle via, perchè erano in fondo solo le 8:40, mancavano ben 20 minuti all'apertura e poi, cosa più importante, mi ero appena accesa la siz. MA ecco che arriva un ragazzo proprio durante il momento più forte e sentito del mio indugio, con ancora le chiavi nelle mani, e cosa mi dice? "Hai aperto ora?" ed io gli ho risposto con un secchissimo, scazzatissimo, quasi quasi maleducatissimo "no." tanto che mi sono stupita di me stessa, mi sono immaginata di guardarmi dal di fuori e di non riconoscermi per niente. Sensazione fantastica. E lui "ah, ok allora stai aprendo". Cioè, ma guarda questo. Figa ma ce la fai? Quale negozio qui apre prima delle nove? Quale, cazzo, quale? Ma poi non vedi che ho la sigaretta? Non ti viene in mente che, se sulla porta l'orario grida sulla tua sporca faccia che il negozio apre alle 9, magari è un po' troppo presto per rompere i coglioni? Ma che poi, chi sei? Ma da dove sei uscito? Che voglia hai di stare qui davanti a me a quest'ora? Ma togliti. Avrei potuto comunicargli tutte queste cose carine, ma alla fine la classica intelligenza barra gentilezza barra vigliaccheria ha avuto la meglio su di me così, ho buttato la siz appena accesa e, a luci spente per farlo sentire in colpa anche se senza alcun successo, ho acceso il computer e gli ho detto "ci vorrà però qualche minuto prima che riesca ad aprire il gestionale e a venderti quello che vuoi perchè il computer deve ingranare, deve caricarsi" e proprio mentre pensavo nel frattempo di regalargli una penna o sette campioncini di carta fotografica speciale lui che cosa mi dice??? "Ah...ok allora intanto vado giù in stazione che devo comprare dei biglietti, torno fra 5 minuti". Cioè ma vaffanculo. Ed io zitta.
Ma durante la mattinata ho comunque avuto il mio riscatto, morale perlomeno. E' successo quando sono uscita qualche minuto dalla porta del negozio per, appunto, fumarmi una siz. Lo sapevo, ero cosciente del fatto che non sarebbe mai potuta funzionare, che quella siz avrebbe fatto la stessa fine che aveva fatto la sua compagna di pacchetto poco prima delle 9. Infatti è arrivato uno, immediatamente dopo averla accesa e cosa mi ha detto? "Lascia, lascia, fuma tranquilla, intanto vado al bar a prendermi un caffè". Avrei voluto andare a letto con lui in quel momento. Mi è capitata 2 volte su 10 una cosa del genere da quando lavoro qui. Le altre 8 volte succedeva o che appena appena accesa la sigaretta arrivasse qualcuno dicendomi "oh nooo, fuma pure!" ed io "no no non se ne parla, entri, prego" e lui immediatamente "ok", o che esco dalla porta, mi guardo attorno, aspetto 7 secondi prima di accenderla, comincio a scambiare un gioco di sguardi con un possibile cliente che, una volta assicuratosi che io l'abbia accesa, diventa effettivamente cliente ed entra in negozio, o che la accendo, arriva il presunto cliente, la butto, entro, entra e mi chiede "fate fotocopie"? No, figa.
Ma pooooi, questa mi è accaduta ben poche volte, ma ogni volta che succede è un'emozione incredibile: verso la fine della mattinata suona il telefono, rispondo e all'altro capo c'è una signora che, che cosa mi dice? "Buon giorno, io sono quella signora che è venuta lì stamattina a comprare una cartuccia", dopodichè sta zitta. Cioè, ma io dico, ma ce la fai pure tu? Come sei venuta, quando sei venuta, perchè sei venuta, per che cartuccia sei venuta, per quale motivo sei al mondo? Hai idea di quante signore sono entrate in negozio da quando ho aperto, a comprare una cartuccia? Quindi le ho detto di spararsi e le ho riappeso in faccia: ovviamente non è vero, ma sarebbe stato bello.
Sono stanca, stanchissima. Ho sonno, sonnissimo. In più tra ieri ed oggi mi sono fermata solo ieri sera, per guardare su italia uno. Perchè adesso oltre allo studio e al lavoro, sono tornata da quello splendidissimo esserino che è la bimba. Stacco da qui alle 4 e un quarto e corro da lei.
Stanca, incazzata col mondo, ma felice.