giovedì 6 settembre 2007

A prescindere dal fatto che ho aperto questo nuovo post senza un particolare, ma neanche generale, motivo, me ne sto amaramente pentendo perchè so che ciò significa esattamente perdere preziosissimi minuti di studio ed io so molto bene di non potermelo permettere. Ma la logica del "ma sì, mancano ancora un po' di giorni" non riesce ad abbandonare la mia scatola cranica che, oramai (e ne sono quasi certa) non contiene altro che il famoso criceto che corre felice con l'ausilio della sua amata compagna rotellina di plastica. Questo riporta la mia persona, pazzamente innamorata di ogni processo mentale che richieda anche il minimo sforzo analogico, al ricordo di Nelson, il cricetino che con tanto amore custodivamo io e mia sorella. Cricetino sfortunato, che uccisi con le mie malefiche mani dopo forse sei miseri e inutili mesi della sua esistenza. Ma questo non interessa a nessuno, tanto meno alla sottoscritta, perciò mi dileguo dal discorso, specificando con tanta ipocrisia, che parlarne oltre sarebbe troppo doloroso. Tra tutti gli esami che durante il mio travagliato percorso universitario mi è capitato di sostenere (quest'ultima frase potrebbe lasciare largamente ad intendere che io ne abbia dati tantissimi, quando in realtà sono alla soglia del terzo anno e non ne ho dati nemmeno la metà), questo che sto preparando in questi giorni è uno dei più affascinanti. Ovviamente è per questo motivo che la sto tirando tanto per le lunghe, che è da maggio che, seppur alla cazzo in culo, ci sto sopra. Certo. Non c'entra niente il patetico fatto di non essermi mai sentita stimolata da un cazzo di niente e di nessuno, di non poter contare su un cazzo di niente e su nessun fantomatico letterato walkeggiante in quella minchia di Università di merda e di dover in ogni momento buio fare i conti con il mio bellissimo e dannato passato in cui tutto girava intorno a chi studiava o, per lo meno, cercava di farlo. Ma va, tutto questo non c'entra una sega. Così come non c'entra il fatto di ritrovarmi quasi ogni giorno a rimpiangere l'Università che davvero avrei desiderato ardentemente frequentare, che davvero avrebbe risposto, seppur in parte, alle mie esigenze di bambinetta che non sa cavarsela da sola. In realtà tutte queste non sono altro che scuse idiote e vigliacche. La verità è che l'università non fa per me, e sono contenta di averlo capito solo ora perchè altrimenti rendermene conto prima sarebbe significato pestare il culo, immediatamente dopo il diploma, su uno di quei pavimenti verdognoli e profumati di disinfettante di un non so quale asilo nido zeppo di bambini cagoni che mi avrebbero reso più insopportabile di quanto già mi ritengo. Per cui decido di continuare a spillare i soldi ai miei poveri, poveri genitori, costretti a dichiarare annualmente all'Isee tutto ciò che hanno, da quest'anno anche i sudati risparmi di una vita, a differenza di chi può barare perchè, poracci, c'hanno i soldi. E questo mi induce tristemente a cambiare discorso per non creare troppi danni. Ma tanto io sono una stupidina, non capisco (è per questo che mi convien cambiare argomento).
Anzi, torno al mio passatempo preferito: studiare ciò che non mi sarei mai aspettata di studiare nel momento della mia iscrizione agli studi ultrasuperiori, alla mia ultrafacoltà.