lunedì 15 settembre 2008

Sabato ho scritto una marea di stronzate: credo.

Mio papà è partito alla volta della Calafrica e qui a casa c'è una tristezza infinita. C'è una tristezza infinita non per chissà quale lack of joy perchè è abbastanza nota la sua immensa laconicità ed il suo esserci senza che nessuno se ne accorga (tranne forse quando sbadiglia, starnutisce e lasciamo stare cos'altro) ma per tante altre cose, come il fatto di non avere bottigliette d'acqua in frigorifero, il pensiero di tutti i sacchetti della spazzatura che pian piano si accumuleranno sul balcone, gli insettini vari che vivranno indisturbati a mie spese in camera mia e tante altre piccole cose a cui è meglio che io non pensi perchè altrimenti mi viene voglia di chiamarlo e inventarmi una qualsiasi emergenza vitale per la quale egli sarebbe costretto a tornare. E la cosa più spaventosa è che lo farebbe.
Ad ogni modo questa mattina, dopo averlo sbaciucchiato prima della sua partenza, sono andata in palestra, da brava donna fitness. Sono tornata, mi sono fiondata in doccia, ho applicato accuratamente a testa in giù tre noci di spumettina per ricci perfetti sui capezzoli (storpiamento della parola "capelli" che crea un'immagine davvero pittoresca) ed ora ho molto, molto, moltissimo da fare. E senza ironia, perchè mia suocera ieri pomeriggio mi ha salvato la vita.
Sì, credo che mi abbia salvato. Prima ripetendomi senza alcuna efficacia di non sminuirmi, di avere la massima fiducia in me, di sapere che io in qualsiasi caso non la deluderò e che questa maledetta faccia da culo che mi rappresenta ultimamente è meglio che io me la tolga di dosso perchè, in altri termini, faccio cagare. Poi mi ha detto che io devo essere d'esempio a suo figlio, ma la realtà è che ci rendiamo conto? E' lui l'esempio per me, cazzo lavora 8 ore al giorno, stacca e va a scuola. Porca troia quest'anno c'ha la maturità ed io devo essere un esempio per lui? Farebbe prima a spararsi nei coglioni, cosa che mi farebbe soffrire parecchio perchè io senza i suoi coglioni non posso stare.
Ad ognissimo modo, non è questo il punto in cui mi ha salvato la vita. Il punto in cui mi ha salvato la vita è stato esattamente quando, sommersa da circa un migliaio di temi da correggere, ha tirato fuori con noscialans una cartelletta contenente dei fogli carichissimi di testi scritti a computer dicendo: "un'amica di una mia collega vorrebbe pubblicare questi racconti per bambini, ha dato queste bozze da correggere a questa mia collega ma, siccome è un'ignorante (questo in sostanza) li ha dati a me...solo che vedi quanti temi ho da correggere? Non ce la faccio..." "MA PORCA TROIA! Ma porca puttangela Angela ci sono io!"
E' vero che era leggerissimamente reticente a lasciarmeli, pensando che ciò avrebbe ulteriormente rallentato i miei studi universitari. Ma i miei occhietti languidissimi e il sorriso sorprendentemente enorme sul mio volto deve averla stesa e mi ha affidato il malloppone che, come al solito se non dimostro di essere priva di orgoglio e professionalità non sono contenta, ho già corretto a metà.
Così adesso mi sento viva. Mi sto muovendo, sto agendo, non sono immobile. Mi ha salvato la vita.