Eccoci, io l'Elmi e la Michi siamo arrivate, e penso subito al culo mastodontico (quasi grande come il tuo, ahahahah) che abbiamo avuto, per il fatto di essere arrivate quasi alle 7.30 e di essere lì pronte ad attenderti in una delle prime file.
Il tizio che sistema fili sul palco riesco a vederlo perfettamente. Non ho bisogno degli occhiali.
Se grido, anche senza sforzarmi troppo, mi può sentire.
Un momento:
questo vuol dire che...
oh cazzo santo. Questo vuol dire che...
io ti vedrò perfettamente. Questo vuol dire che tu sarai a poco più di 10 metri da me. Questo vuol dire che adesso mi viene da svenire.
No, non posso stare seduta come fanno tutti.
Io non posso aspettarti da seduta.
Manca un'ora e mezza all'inizio. Mi devo alzare. Io devo rendermi conto di quanto vicina ai miei miopissimi occhi sarai.
Cazzo sono in piedi. Sono in piedi di fronte al palco.
Lo stesso palco che ho seguito nel montaggio e nell'assemblaggio i giorni prima.
Dio. Dio santo. Io non sono solamente in piedi di fronte al palco.
Io sono in piedi, con le mani in tasca, a poco più di 10 metri dal palco.
Ma a me quei 10 metri sembrano uno.
A me quei 10 metri sembrano un cazzo, mi sembrano il nulla.
Io me ne sto qui in piedi.
Sono le 9.30, sei in ritardo di mezz'ora.
Mi sento male. Mi sento svenire perchè qui intorno cinquemila persone gridano il tuo nome.
Penso che a San Siro eravamo in settantamila a gridarlo e mi viene da ridere.
Ma io non grido come loro. Sento di non aver bisogno di farlo, sento che a te non cambia un cazzo.
Poi guardo davanti a me e mi viene da piangere.
Di nuovo mi sento svenire. Perchè non arrivi? Sono le dieci meno venti.
Mia sorella mi chiede se io stia bene.
Le dico di sì, ma sto di merda. Sto malissimo. Mi sento sola con il palco. Solo io e lui.
Non arrivi.
Ho un mancamento.
Rimango fissa, immobile, guardo sempre davanti a me. Dovrai arrivare prima o poi.
Arrivi.
"Anche d'estate nevica, se la tua mente immagina, se la tua casa è un albero di gomma piuma e canapa. Senti l'aria del mattino che sa di incenso e di primula. Ti rivedi in quel bambino che rincorre una libellula, ALZANDO LE SUE BRACCIA VERSO IL CIELO..."
Dove sei? Piango. Mi sento esplodere dentro. Stessa sensazione del 2 giugno 2007. Forse non la stessa, ma ci si avvicina tanto. Tantissimo.
Eccoti.
Io ti ho vista.
Sei qui.
Che cazzo mi succede?
Ho paura perchè il mio cervello, il mio cuore e le mie gambe sembrano appartenere a tre corpi diversi.
Smetto di cercarti con lo sguardo per un secondo e lo rivolgo alle mie gambe.
Sembrano impazzite, fermatele. Devo fermarle.
Mi devo calmare.
Il cuore è impazzito.
Eppure ragiono. Ragiono abbastanza lucidamente.
Nel mio corpo qualcosa non va.
Attacchi col ritornello.
Me ne fotto delle mie gambe e del mio cuore.
Salto.
Grido.
Tu mi devi sentire.
Tu devi sentire che cazzo mi fai provare.
Oh minchia.
Minchia Laura che cazzo fai, ti avvicini? No non farlo perchè io non ti ho mai vista da vicino.
Ti vedo da vicino in televisione. Di solito mi ci attacco e comincio a sbraitare come una mongoloide. Ma ora non siamo a casa, non ho in mano un pacchetto di patatine, non ti sto guardando attraverso uno schermo.
Io ti guardo. Io ti sto guardando davvero. Io ti guardo negli occhi.
Oh merda sei qui.
Minchia sei dietro casa mia e davanti a me. Ti vedo perfettamente.
Mi paralizzo, non posso più cantare, non posso.
Se canto non mi concentro.
Se canto non riesco a vederti bene.
Mi immobilizzo e piango. Piango come una pazza, una disperata perchè tu non puoi essere così vicina, non puoi farmi questo Laura, non puoi.
Io sto male a scrivere queste cose.
Sto malissimo e mi sono pentita di essere venuta a questo maledetto concerto.
Perchè ha cambiato tutto.
Non si può aver avuto il proprio idolo a 10 metri di distanza e pensare che la propria vita sia identica a prima che ciò avvenisse.
Perchè non mi guardi, perchè?
Perchè non mi guardi, perchè non guardi me che sono qui che sto morendo, sto morendo perchè tu sei tutto ciò che per me riassume la parola MUSICA, tu sei, questa sera, tutto il mio mondo, tu che non ti rendi conto che guardandomi potresti provocarmi un infarto.
E sei anche bella, mi stupisco perchè ti ho sempre presa in giro con tutti un po' per il tuo culone che tu stessa sfotti e un po' per il tuo naso supermegappuntito che, di nuovo, tu stessa sottolinei di avere perchè sei incredibilmente autoironica, umile, eccezionale. Sei semplicemente tu.
E anche io sono semplicemente io, ma non mi guardi. Forse davanti a te vedi una distesa scura, non vedi le nostre facce.
Non è vero.
No, non è vero, tu ci vedi benissimo. Tu ci vedi benissimo perchè fai qualcosa per la quale, lo giuro, mi strapperei i capelli: tu dedichi una canzone a una del pubblico, sotto i miei occhi invidiosi e increduli, a una del pubblico che te lo ha chiesto esplicitamente su un foglietto di carta bianco tutto stropicciato.
Tu lo fai. Tu la guardi. Tu la guardi e le dici che gliela stai per cantare, solo per lei. Solo per lei perchè quella canzone non è nemmeno in scaletta. Parli, dici che non ricordi se quella canzone sia repertorio del tuo primo o secondo album.
Io mi incazzo da morire, e con tutta la rabbia che ho in corpo ti grido "NEL SECONDO CAZZOO".
Ma non mi senti. Sei troppo intenta a cantare a cappella quella canzone.
Ti detesto. E detesto me stessa. Mi sento morire perchè penso che se solo tu avessi provato a dirmi "ciao" io sarei probabilmente svenuta o esplosa. Figuriamoci se avessi cantato una canzone solo per me.
Ti detesto.
Ti odio perchè non le puoi fare queste cose. Sei ingiusta.
La canti.
Potrei chiamare la Marta, perchè la canzone in questione è "Un amico è così", ci starebbe. Ma non ci penso. Sono incazzata. Sono incazzata e canto con tutta la rabbia che ho in corpo, la canto con te, a cappella. Mi stupisco perchè in pochi la conoscono. E' vecchia.
Ma io le conosco tutte.
Il calvario termina, riprendi con il tuo concerto.
Ho pagato per seguire il tuo concerto, non per seguire le dediche di merda che fai agli altri fan.
Ti odio.
Ti adoro.
Canti, canti, canti, canti, canti. Chiudo gli occhi, un po' perchè tanto ti sei imboscata e quello davanti a me è alto 18 metri, un po' perchè io ho bisogno di sentire la tua voce. Ho bisogno di far sì che essa entri dentro di me che ci rimanga. Ho bisogno di interporre il nulla tra me e il tuo microfono.
E mi girano, mi rompe da morire il fatto che tu non ti renda conto di che fan ti trovi davanti, presente a quello che molto probabilmente consideri un concertino della minchia, un cazzuto concertino di provincia in cui non è necessario creare chissà quali coreografie o che minchia ne so.
Merda, lo fai di nuovo, ti avvicini.
Ma hai idea di quello che fai quando ti avvicini? Hai una vaga idea delle emozioni e del casino disastroso che mi provochi dentro quando vieni verso di noi?
Ti odio perchè no, non ce l'hai un'idea.
Mi detesto, mi detesto perchè non trovo la forza fisica di gridare, sono troppo spompata, non trovo la forza per gridarti "GUARDAMI", perchè sono convinta che se lo facessi tu lo faresti. Tu mi guarderesti e forse mi diresti anche una frase. Che ne so.
Cazzo.
Cazzo lo fai. A me sembra che tu lo abbia appena fatto. A me sembra che tu mi abbia appena guardato. Mi hai fulminato. Mi hai fulminato. Probabilmente l'ho solo immaginato. Ma a me piace tanto pensare che no, non me lo sono immaginato.
Ecco che canta la seconda canzone (in ordine cronologico, però, la prima) mia e di Ale.
Lo chiamo, anche se lui la mia divina la chiama "troia culona", va beh. La sente, dice qualcosa che non capisco, riattacco perchè va bene Laura Pausini, ma spendere tutta la ricarica in questa circostanza non mi pare il caso.
E' finito il concerto.
Mi ricordo quando due giorni fa, dopo essere diventata la migliore amica, insieme alla Michi, di quelli che montavano il palco e di quello della sicurezza, mi ero perfino illusa di poter scaraventarmi nel backstage dopo il concerto.
Che assurdità.
Una cosa del genere non potrà mai, mai succedermi.
MAI.
Andiamocene a casa.
Anzi, ho voglia di vedere il mio amore. Il mio amore che oggi ha sostenuto l'orale, finalmente.
FINALMENTE questa cazzo di scuola è finita. FINALMENTE questa cazzo di storia è finita.
Ora l'attesa dell'esito è a dir poco snervante.
Lui sta meglio. Chissà se adesso qualcun altro starà meglio.
Scriverò il tuo nome in maiuscolo.
Fino a che non sia grande come te.
Sai mi fa confondere, questo averti qui.
Io quasi colpevole, di poterti dire che.........
Tu esisti dentro me. Sei da difendere con grazia semplice, così,
per l'amore che non hai, che non ho voluto mai, che ormai esiste dentro noi.
E darò al mio entusiasmo ossigeno, senza freni inibitori o calcoli.
Non è stato un caso se ora siamo qui, vivi e consapevoli di continuare a dire che...........
Tu esisti dentro me, sei da difendere con grazia semplice, così,
per l'amore che non hai, che non ho voluto mai, che ormai esiste dentro noi.
Perchè io amo chi sei.
Lo sai.
Noi siamo come vorrei.
Come vorrei.
Così, quell'amore che non hai, che non ho voluto mai,
ormai esiste dentro noi.
Scriverò il tuo nome in maiuscolo.
Tutti mi chiedono come sia andata ieri sera. A tutti, indistintamente, dico "bene, bene ma dopo aver assistito a quello di San Siro del 2 giugno 2007, credo che d'ora in poi ogni Suo concerto sarà qualcosa di molto piccolo, bello, ma molto piccolo".
Ma in realtà sono stradepressa. Stradepressa perchè avrei potuto fare di più. Io avrei potuto. E proprio perchè è stato qualcosa di molto piccolo. Grande, ma pur sempre piccolo.
La Villa era totalmente un'altra cosa ieri sera. Andare in Villa da oggi (ieri) in poi, sarà totalmente un'altra cosa.
Basta.
Tanto, mi conosco, tempo 2 giorni e sto già meglio.
Ciao.