martedì 6 novembre 2007

A parte che i sogni passano, se uno li fa passare. Alcuni li hai sempre difesi, altri hai dovuto vederli finire. Niente paura.
Niente paura. Niente paura ci pensa la vita, mi han detto così.

Tanto per cominciare vorrei dichiarare tutto il mio trasporto verso questa canzone che, e non mi smentisco mai, continuo ad ascoltare a repeat perchè credo che abbia dentro di sè dei significati pazzescamente straordinari, camuffati da frasi comprensibili persino a mia cugina, feto da circa sei mesi e non ancora venuta alla luce.
E poi non poteva spuntare fuori in un periodo più azzeccato per Miss egocentrismo (che sarei io).
Sono contenta, quasi felice oserei dire, di me stessa: credo seriamente di essere finalmente cresciuta. Ed è un po' che mi capita di andare in fissa su tutti i manifesti, poster e foto appesi in camera mia che gridano tutti all'unanimità la stessa identica cosa da ormai circa sei anni. Tra tutte le volte in cui mi sono sentita in crisi sull'argomento, questa è l'unica volta in cui sento che essa è costruttiva e, cosa più importante, dalla mia parte. Perchè per la prima volta non sento il bisogno di andare ad ubriacarmi per dimenticare per qualche ora e nemmeno di gridare la mia paura del cambiamento a tutto il mondo arrancando supporti morali e consolazioni da chiunque mi capiti sottomano. Perchè non ho paura: per la prima volta in tutta la mia esistenza, non ho paura. Anzi, sono completamente e assolutamente elettrizzata. E non sento la coscienza che urla cose strane, non mi sento il cuore sbattere contro il cervello (o, come dir si voglia, quell'unico e solitario neurone-girino che girovaga al suo interno), non mi sento in colpa per aver tradito la me stessa di una vita e non mi faccio seghe mentali dello stesso genere. Sono solo contenta e, forse, lo sarebbe anche chi anni e anni fa i miei sogni li cullava e li smitizzava quasi allo stesso tempo, perchè sto facendo esattamente quello che tutti si aspettavano: andare all'università, crescere, capire bene quel poco che so fare, volare basso, disilludermi, maturare e cambiare idea. E l'ho fatto in quest'ordine. E sono stracontenta perchè per la prima volta non è il peso della consapevolezza di dover studiare una lingua morta e sepolta a farmi fare tre passi indietro. Non è quello che mi spaventa. Quello che mi spaventa di più è non riuscire a realizzare quello che voglio, quello che mi fa battere davvero il cuore adesso e quello che mi spaventava fino a qualche mese fa era poter bisbigliare quello che adesso riesco silenziosamente a gridare, ovvero che non è quello che voglio fare. Io non voglio insegnare. Io non voglio stare dietro a una cattedra ed essere la prof G. Non solo, almeno. Io non voglio. E per la prima volta non farò di tutto questo una tragedia, non strapperò tutte le autoriflessioni scritte su fogli e mica fogli in tutti questi anni, non dimenticherò l'entusiasmo rivoltante col quale un tempo saltavo addosso ad ogni persona sbattendole in faccia il mio "grande sogno", non dimenticherò l'ossessione che mi ha caratterizzato per buona parte della mia vita. E soprattutto non dimenticherò la persona che ha stimolato in me la nascita di quel mio grande sogno. E questo perchè adesso non ho paura a farlo. Sono veramente troppe le volte in cui mi sono presa a pugni con questi discorsi, del tipo che forse insegnare non è la mia strada, ultramegacopiosissime le volte in cui mi sono o mi hanno scoraggiata ma mai, e dico mai, ero riuscita ad affermare che il mio sogno sarebbe stato prossimo al suo funerale. Non ho paura perchè, ripeto, il latino sto cercando di ingoiarlo comunque e, per inciso, non è neanche poi così male. Francamente non voglio diventare quello che volevo diventare a quindici anni solo perchè ormai è diventato un mito, solo perchè da anni il mio soprannome è "prof". Ed oggi mi sta benissimo: quel coso schifido che è mio primo libro, non parla d'altro che del mio grande sogno, ah prof G di qua, prof G di là, cattedra di su, registro di giù ed è fantastico perchè sono stata io ed è stata la parte più intima e più vera di me stessa per tanto, ma anche troppo, tempo. E' stato il motore che accelerava i battiti del mio cuore, il mio sogno accompagnatore, la luce che illuminava il mio cammino ed un miscuglio di altre frasi fatte del genere. Ma adesso quel tempo è finito ed è tutto rosa e luminoso ugualmente. Non mi sento svuotata, non mi sento morire e non voglio scomparire. Adesso è qualcosa d'altro che mi fa battere il cuore e a quasi 21 anni lo so quanto sia difficile. Sarà quel laboratorio, sarà quel concorso letterario, sarà il professore strabravo e così empatico con noi, qualità che non avevo mai ritrovato all'università, sarà che era da un po' che non mi concentravo su quello che stavo facendo. Ad ogni modo adesso è tutto diverso. E' tutto cambiato. Non in bene e non in male, solo cambiato. Intravedo un qualcosa di meraviglioso per quello che potrebbe essere il mio futuro, che poi è un niente perchè non ho un'idea precisa di che cosa io debba fare, ma so che prima o poi sarà tutto più chiaro. Sulla strada giusta ci sono. Anche perchè non voglio fare della mia nuova aspirazione il mio "nuovo sogno" perchè il sogno della mia vita rimarrà per sempre quello di insegnare, perchè è diventato parte di me. Non chiamerò mai più niente con la parola "sogno" perchè lascerò per sempre alla mancata prof G il monopolio su questo sostantivo. Che poi, zero rimpianti perchè (ecco Lau qual era la frase che ti dicevo) i sogni sono imperfetti: diventano reali, perdono libertà. Quindi probabilmente non andrò ad insegnare, ma farò qualcosa di simile, come correggere. Perchè forse la vera aspirazione della mia vita l'ho capita solo adesso. Correggere, non insegnare. Usare la penna, non parlare. E forse queste ultime frasi, se solo mi concentro un po' di più, riescono a chiarificare tante cose e tanti dilemmi mai risolti della mia esistenza. Non ho paura di abbandonare un qualcosa in cui ho creduto davvero, non provo la sensazione di tradimento nei riguardi nessuna cosa e di nessuno. E poi il mio essere così penosamente indietro con gli esami, paradossalmente, mi sarà d'aiuto. Perchè il tempo è quello di cui ho bisogno per capire. Cioè, ho già in mente che cosa mi fa stare bene, ma non mi è ancora chiaro in che cosa consista realmente. Lo so che è un'assurdità e suona un po' come "in realtà mi cago addosso all'idea di dover stare sui libri tutti quegli anni, che superano di uno quelli necessari per laurearsi in medicina per arrivare a guadagnare poco più di mio papà che fa l'operaio da più di vent'anni, allora mi invento questo nuovo e fatidico impiego che faccio finta che mi provochi emozioni per, in realtà, mascherare il vergognoso fatto che non ho le palle per affrontare una simile impresa". Ma chi mi conosce lo sa che non sono così schifosamente merda e così piccola, moralmente ed eticamente parlando. E non toglierò quei manifesti, non staccherò quei poster e non strapperò quelle foto di cattedre e registri, perenne croce di mia mamma, dalle pareti della mia camera e nemmeno butterò a prendere polvere in un cassetto quel coso di legno con un maialino tanto carino che regge una pergamena con scritto "PROF G..." che mi ha regalato mia sorella a Natale di qualche anno fa. E non la pianterò nemmeno di non interrompermi ogni qualvolta la mia grafomania prende il sopravvento, specie durante le lezioni, e che mi porta a scrivere costantemente e spensieratamente "prof G.", "cattedra". Non la smetterò perchè adoro vivere nel paradosso, nell'incoerenza. Non farò la prof, o forse la farò. E se non la farò, magari farò qualcosa di più importante in questa vita (che, a dispetto di quelle balorde teorie sulla reincarnazione, è una sola) che però mi piaccia veramente. Ed è splendido non avere tutto sotto controllo. Io, che non ho il futuro sotto controllo. E' spettacolare.
Essere giunta mesi fa a queste conclusioni, probabilmente, avrebbe provocato una clamorosa distruzione del pianeta Terra, dato che il sole avrebbe cessato di splendere e la luna di brillare. Ma oggi niente paura.
Mi detesto quando sono contenta e mi sento di gran lunga più interessante quando sono cupa e incazzata. Stasera è andata così...sarà che sto scrivendo tra una pausa pubblicitaria e l'altra di Tempesta d'amore e sono straeccitata all'idea che Miriam possa tornare a ricordare e, di conseguenza, a camminare.
La vita è bellissima.

Niente paura, si vede la luna perfino da qui.


Bollettino: ho tolto i punti e, con la stessa intensità ed energia con cui quel dottorino me li ha strappati, avrei voluto staccargli i peli pubici ad uno ad uno, semplicemente, lentamente.
Abbiamo fatto loro un gran bel culo per l'errore dell'antibiotico ma, siccome il dottore è veramente troppo figo, abbiamo lasciato scemare la cosa e gli abbiamo concesso il perdono; tanto con questi buonissimi antistaminici che sanno di arancia sto meglio e i puntini piano piano se ne stanno andando fuori dal cazzo (o forse avrei dovuto coerentemente utilizzare il corrispettivo femminile di quest'ultimo termine).