L'intenzione c'è, ed è quella di studiare, visto che il Diavolo veste Storia moderna, però.....troppi pensieri, come direbbe una persona a me tanto, troppo vicina, troppo ultimamente.
E allora, mentre ascolto Sagi Rei in "I'm fly with you" - scoperta effettuata grazie al nuovo spot di Intimissimi - mi dedico un po' alla mia adoratissima scrittura, dato che la mia unica lettrice sono riuscita a recuperarla (Lau), reduce da un esame da 29 del quale, classicissimo, mi ero completamente dimenticata. Brava.
Quello che intendo fare nei prossimi minuti della mia insulsa ma decisamente complicata vita, è raccontare l'alba del mio pomeriggio del lunedì passato da pochi giorni, dato che oggi è giovedì.
Mi sveglio verso circa le nove e qualche cosuccia, mi faccio una bella e rinfrescante doccia (discutibilmente rinfrescante, dato che fuori da casa mia e da tutte le case della zona era in corso una violentissima scarica di pioggia pseudo-primaverile), mi vesto, mi improfumo tutta e mi reco piena di vitalità alla stazione per poi prendere letteralmente al volo il treno che mi porta dritta dritta alla stazione di Sesto San Giovanni, ove mi attende la metropolitana che porta il mio ormai solo metaforicamente pesantissimo deretano alla DUOMO, FERMATA DUOMO. Scendo, mi viene in mente che la Robi lavora in via Torino e, perchè no, le mando un messaggio in cui le chiedo a che ora avesse la pausa. Questo alle ore 12.30. Non mi risponde, quindi fanculo, si vede che stacca all'una, ergo mi reco dritta al colloquio con la DOCENTE, che riceve dall'una alle tre e mezza. Penso che sono appena arrivata a Milano e che non vedo l'ora di andarmene.
Cammino. Passo davanti al "Bar dell'università", mi torna in mente la pizza tagliata a quadratini e mi lascio acchiappare per un istante da una nostalgia che te la raccomando.
E allora ricammino. Sorpasso, scarto qualche passante e arrivo al semaforo. Penso che un tempo lo conoscevo a memoria: sapevo quando sarebbe scattato il rosso, per quanti secondi esso sarebbe durato, che prima che scattasse il verde sarebbe passato il tram verdone, e quanto tempo avrei avuto a disposizione per attraversare prima che riscattasse il rosso, escludendo a priori la possibilità di slogarmi una caviglia o fermarmi ad allacciarmi le stringhe delle scarpe perchè il tempo è denaro. Per un secondo mi faccio sfiorare dall'idea di sdraiarmi per terra e lasciarmi trasportare dalla massa, penso che dall'altra parte del marciapiede in qualche modo ci arriverei comunque. Ma alla fine decido, di nuovo, di camminare.
Ed eccomi di nuovo lì, guardo l'entratina da cui, per l'appunto, amavamo entrare ma decido di fare la mia (ri)apparizione dall'entrata grande, quella principale del cortile d'onore. Lo faccio e mi viene da dire "che figa sta succedendo" (o probabilmente lo pronuncio anche senza accorgermene), quando davanti ai miei (miopissimi ma profondissimi) occhi vedo delle cose strane e roteanti che si muovono incessantemente nel bel mezzo del pratone. Comincio a chiedermi il motivo per il quale esse stessero disturbando e deturpando lo scenario visivo che ho sempre adorato, quando un bel "chissenefrega" si fa spazio tra queste mille congetture.
Classicissimo che mi ferma un rompicoglioni che mi vuole spiegare di che cosa trattano i loro incontri sull'apprendimento veloce. Fisso il mio sguardo su di lui e sento solo "blablablablablablablabla memoria blablablablabla apprendimento veloce blablablabla metodo innovativo e blablablablabla", annuisco sempre di più finchè mi rendo conto che ha smesso di parlare da dieci secondi ed ha un'espressione vagamente interrogativa. Gli dico "scusa, cosa mi hai chiesto?" Sorride, mi (ri)chiede che cosa studio e la prima risposta che mi viene in mente di dargli è "niente", ma gli dico "lettere moderne". Faccio finta di ascoltarlo per un altro po', dopodichè gli dico che lavoro FULL TIME 18 ore al giorno senza giorno libero e che la domenica devo badare alle mie diciotto, infanti sorelle e che ergo non avrei mai proprio il tempo materiale per presenziare a questi utilissimi incontri. Lo saluto e mi dirigo verso il dipartimento di Storia.
Arrivo. Nella saletta d'attesa ci sono: una ragazza biondiccia con gli occhiali che sta leggendo non capisco cosa e francamente me ne fotto e una tipa mora tutta agitata al suo fianco. Di fronte una tipa ricciolina che spia due fidanzatini di fronte a sè (che poi "spia" è un parolone, mica è sua la colpa di esserseli trovata di fronte) (dove? Di fronte). Ottimo. E' l'una e un quarto e ho cinque cristiani davanti. Fanculo. Mi siedo vicino alla biondiccia e comincio a chiedermi come funzioni la cosa. La porta dell'aula della prof (DOCENTE) è aperta, guardo dentro e comincio a chiedermi se questa vecchietta coi capelli bianchi sia la mamma o la nonna della prof che deve ricevermi. Questo perchè colei che intendo incontrare per concordare insieme il fottuto programma sul quale mi tocca prepararmi, ha un nome fresco, giovane, da trentenne al massimo quarantenne, nonchè identico a quello di una delle mie migliori amiche (Nostra Santissima Signora). Poi sento la suddetta vecchietta presentarsi al telefono con qualcuno e lì capisco che il nome non fa il monaco.
Aspetto, sento dire dalla ricciolozza (anch'ella al telefono, chissà se magari con la prof stessa, quelle che sbagliano) che la prof è appena arrivata.
Grey (ottimo direi).
Solitamente amo chiudermi in me stessa e meditare sui cazzi miei (dato che ne possiedo parecchi) in queste situazioni d'attesa e prego il Signore Santissimo di far sì che nessuno mi rivolga la parola per qualsiasi motivo. Ma, siccome ho scoperto che vivere al contrario a volte riserva sorprese (nè brutte nè belle, solo sorprese), decido di chiedere alla tipa bionda al mio fianco:
- Scusa, tu sei qui per la prof B.?
Questa senza distogliere, nemmeno per una frazione di secondo, lo sguardo dal foglio che sta leggendo, annuisce.
Insisto:
- Sei qui anche tu per concordare il programma per l'esame?
Questa senza distogliere, nemmeno per una frazione di secondo, lo sguardo dal foglio che sta leggendo, scuote la testa come per comunicarmi un secchissimo "no".
Passa così qualche secondo, ed intanto penso a che sfiga io abbia avuto e che figura di merda io abbia fatto nel pretendere una risposta da una persona palesemente muta.
Mentre, però, penso che se fosse realmente muta non sarebbe qui in attesa di essere ricevuta dalla prof per un colloquio orale, questa mi chiede:
- Tu invece devi concordare il programma per un esame?
Io decido di usare la voce come mi hanno sempre insegnato e le rispondo di sì.
- Ah, invece io son qui per la tesi...la prof che aveva cominciato a seguirmi è andata in maternità e adesso sono nella merda perchè c'è lei.
- Nella merda? Perchè nella merda?
- Scusa ma non la conosci?
- No, è la prima volta che la vedo.
- Ah...allora auguri. Spero per te che tu le stia simpatica.
- Oh figa, che sarà mai.
Così abbassa lo sguardo, lo (ri)rivolge verso di me ed esclama (seppur a bassa voce, ma la frase che segue merita di essere immaginata seguita da un paio di migliaia di punti esclamativi):
- Lei è il diavolo! (!!!.....)
- Il diavolo?
- Aspetta che entri io. La sentirai. La sentirai urlare. Vedrai. Mi odia. Anche se è proprio così di natura. Si incazza per la stupidata più stupida.
Pausa di silenzio seguita da un mio "mamma mia".
Passa qualche altro secondo e la biondina si rivolge alla morettina al suo fianco e le dice:
- Sei riuscita a calmarti? Passata un po' l'ansia?
- Eh...mica tanto. Ma un pochino sì dai.
Così mi vien da pensare "oh figa".
A un certo punto esce la prof ed esclama:
- Allora, da chi cominciamo????
La morettina si alza e, tremando, dice:
- D...d...da me.
- Venga!!!
Quello che ricordo di quei strazianti momenti di snervantissima attesa sono urla e parolacce camuffate ed esclamate a metà e parole come "studenti tutti ignoranti", "ma insomma", "ma allora", "ma parlo forse arabo?", "incompetente".
Guardo la mia vicina, le sorrido, lei mi sorride e mi dice:
- Vedrai...il mio turno non è ancora arrivato.
Ad un certo punto arriva un tizio fresco fresco che ci chiede se cortesemente possiamo farlo passare avanti, che tanto deve solo concordare un esame. Siamo tutti d'accordo nel accordargli il passaggio. A quel punto mi rendo conto che anch'io devo solamente concordare il programma ed anche la ricciolozza "spiona" realizza il fatto. Ma non posso comunque pretendere di passare avanti anch'io, altrimenti la bionda di fianco a me sarebbe andata in putrefazione. Così sto zitta, e così fa anche la ricciolozza che, nel frattempo, per non rivolgere più lo sguardo ai due fidanzatini ha deciso di voltare la testa e fissare direttamente la sottoscritta. In altre occasioni mi sarei incazzata e probabilmente le avrei domandato "hai bisogno di qualcosa?", ma anche no perchè sono fondamentalmente una codarda, ma in quel momento decido di lasciare che mi fissi. Meglio che guardi me che lasciarla reggere il moccolo. E' evidente imbarazzante per lei. Decido così di tirare fuori un po' di empatia universitaria, o più semplicemente umana e far finta che non esista. (Eh?)
A un certo punto la tizia mora, sopravvissuta, esce dall'aula del ricevimento (porta sempre rigorosamente spalancata) seguita dalla prof che esclama:
- Sotto a chi tocca! A chi tocca?
Il tizio ultimo arrivato e da noi privilegiato alza la mano e dice:
- Tocca a me!
La prof lo fissa nelle palle (degli occhi), dopodichè gli fa una radiografia dalla testa ai piedi e gli dice:
- Tocca veramente a lei? Non era qui prima. RISPONDA, TOCCA VERAMENTE A LEI????
E lui, per nulla intimorito ma evidentemente inconsapevole di con chi in realtà avesse a che fare, le risponde:
- Eh, in realtà no ma...
- Ma?????? Se non tocca a lei per quale motivo dovrebbe passare? Chi mi dice per quale motivo questo ragazzo dovrebbe passare?
La tipa al mio fianco decide di tirare fuori i coglioni e di risponderle che il nostro è stato un gesto collettivo di cortesia per questo ragazzo che ci ha chiesto gentilmente di passare avanti.
Senza dire una parola, la prof si avvia in aula verso la sua scrivania e il povero sfigato la segue.
Ad un certo punto sento urlare:
- Ma insomma!!!!!! Dov'è il programma!!! Lei pretende di venire qui a un colloquio con la sottoscritta per concordare il programma senza possedere tra le mani il programma!!! Dov'è??? Io non lo vedo qui, io non ce l'ho!!! Come pretende di...insomma...basta! Assurdo!!! Assurdo!!! Venire qui per concordare un programma senza il programma!!! Incompetente, vada via e torni col programma la prossima settimana!!!
In quel momento mi scappa una risata. Guardo il poveretto uscire dall'aula con la coda tra le gambe e provo un mix tra tenerezza e una voglia di ridere incontenibile.
Una voglia di ridere incontenibile.
Una voglia di ridere incontenibile.
Una voglia di ridere incontenibile.
Ad un certo punto comincio a sentire qualcosa di molto simile a un fuoco, qualcosa che mi fa bruciare la faccia e che fa tremare i miei arti superiori e inferiori, un qualcosa di simile a ciò che solo il terrore può provocare all'organismo.
Guardo le mie mani. Inesorabilmente vuote. Guardo la mia borsa, inesorabilmente piccola. Getto un'occhiata al suo interno: c'è inesorabilmente ed esclusivamente il mio quadernino inseparabile, qualche penna e una matita. Sto male.
Una voglia di piangere incontenibile.
Una voglia di piangere incontenibile.
Una voglia di piangere incontenibile.
Io voglio la mia mamma.
Inesorabilmente. (Mi piace)
Guardo la mia vicina e le dico:
- Cazzo neanch'io ho il programma.
Lei mi guarda e mi dice:
- Non rischiare. Ti conviene andartene.
- Ma non posso andarmene, è ormai un'ora che sono in coda, anche se dovessi andare in Cuem a chiedere un programma perderei il posto e figuriamoci andarmene a casa, no non lo farei mai, io me la rischio, ma come cazzo faccio a rischiarmela se quest'ultimo stronzo l'ha mandato a casa? Merda.
- Ascolta me, meglio che te ne vai, fidati.
Lasciare (empaticamente) che la ricciolozza mi fissasse ha avuto i suoi frutti. Quest'ultima mi guarda (strano) e mi fa:
- Psss
Ed io:
- Dimmi
E, sventolando una cartelletta con al suo interno un meraviglioso foglio stampato, mi dice:
- Ti serve il programma?
Stavo male. In quel momento mi sono venute in mente mille battute alla fantozzi o alla maidiremartedì, del tipo che io le avrei risposto di sì e che lei mi avrebbe detto "ok, 100 euro".
Le ho detto:
- Magaaari!
E lei:
- Tieni, vedi se riesci a farti una fotocopia nel frattempo...
Ed io:
- Grazie!!! Ma dove la faccio la fotocopia? Perdo il posto!
La tizia mi guarda, come per dirmi "che minchia vuoi mo', io la mia buona azione per oggi l'ho fatta, mo' so' cazzi tuoi".
Dopo aver pensato ai dieci modi più classici per tentare il suicidio (primo fra tutti: entrare dalla prof senza programma), mi dico: "ma sì, dai, ce la posso fare anche a copiarmelo tutto sul mio adorato quadernetto dei 'pensieri' (patetica)".
E' così che inizio a copiarmi qualcosa tipo 4 pagine di programma (settecentodiciottomila libri a scelta per ogni modulo) a mano, a penna, alla maniera dei miei nonni.
Già da un pezzo è entrato il fidanzatino: la fidanzatina è rimasta lì di fronte alla ricciolozza semplicemente ad attendere il suo amato. Penelope.
Ok, riesco a copiarmi IN MATITA l'intero programma. Grazie a Dio il fidanzatino deve fare una cosa lunga a quanto pare. Dopodichè sarà il turno della biondina al mio fianco e infine della generosissima ricciolozza.
Mi rendo conto però, di aver fatto una gran cazzata.
E' solo che mi sono rotta i coglioni di scrivere (non avrei mai pensato di poter scrivere davvero una frase del genere), cazzo sono quasi due ore di post, mai successo.
Manca poco più di un'ora alla chiusura e non ho ancora aperto libro, quindi direi che la gran cazzata ed il suo seguito (Lau), (te) li racconterò la prossima volta che aprirò 'sto blog del cazzo.
Per cui...............FINE PRIMA PARTE.