martedì 29 settembre 2009

Sono al lavoro e mi sto prendendo una pausa.
Adesso che ci penso bene mi sto prendendo una pausa da circa due anni, ma questo è un altro discorso. Mi rendo conto che più cresco più assomiglio a mio padre. Fisicamente e caratterialmente assomiglio a mia madre anche se la forma degli occhi è quella di mio padre ma non è qui che voglio arrivare; più cresco, più assomiglio a lui: grande lavoratore e zero alfabetizzazione.
A parte gli scherzi e le cazzate, è iniziata la mia ultima settimana qui. Non sono tanto contenta. Oddio sono stramegafelice di poter, almeno provare, a riprendere in mano la mia vita e rendermi un tantino più felice e soprattutto di tornare ad essere meno sclerata, però boh.
Si chiude un capitolo e che capitolo. Boh mi dispiace. L'ho voluto io, ho voluto io andarmene da questo lavoro sicuro e indeterminato anche se part time e lo voglio ancora, io sono sempre più convinta di aver preso la decisione giusta però è difficile chiudere qualcosa.
E' forse altrettanto più difficile riaprire qualcosa d'altro, qualcosa che è rimasto chiuso per troppo tempo.
Un paio di settimane fa, tossendo fra la polvere, ho tirato fuori da una scatola che c'è in cameretta alcuni cd stravecchi. Ne ho riascoltati un po' e, cavoli, io ascoltavo De Andrè. Io ero una che ascoltava De Andrè. Non che questo faccia di me una persona migliore o che minchia ne so perchè una persona non è la musica che ascolta però, cazzo io ascoltavo De Andrè. Ho trovato la discografia completa che mi aveva masterizzato mio zio. Ascoltavo anche Guccini, qualcosa di Guccini, non tutto ed ero diversa. Completamente diversa.
Sono cresciuta migliorando certi aspetti ma, per quanto riguarda ben altri, sono sprofondata nell'abisso più totale.
Mi sono guardata un po' indietro, un bel po' indietro, chiedendomi dove io avessi lasciato L'Impronta, Il Segno. Ed è LI' che l'ho lasciato, nel bene e nel male. Almeno, credo di averlo lasciato. Massì che l'ho lasciato, basta fare la finta modesta che non sono. Non sono nemmeno una vera modesta.
Ogni tanto la Gajardi che c'è in me sembra tornare, più che tornare sembra sgomitare, cercare di riemergere da quel mare di anonimato in cui è rimasta e rimane perennemente nascosta ma non ce la fa, non ce la fa perchè la nuova Feder glielo impedisce.
Io spero di riuscire a non impedirle più di tornare, io spero che ritorni.
Amo molto di più chi mi sta vicino, questo sì.
Amo anche molto di più me stessa, però in modo diverso.
Non l'avrei fatto così.
Io me la menavo per come ero. La mia autostima era straelevata a livelli patologici.
E soprattutto non mi sarei mai messa qui al computer a scrivermi da sola, ad autoanalizzarmi ad ogni passo e a piangermi addosso per il rimpianto di com'ero in precedenza. Anzi, probabilmente l'avrei anche fatto, ma subito dopo avrei bestemmiato.
Ho fanculizzato rapporti abbastanza importanti che avrebbero probabilmente con il tempo portato nella mia vita qualcosa di buono solo per la mia voglia di rendere un tantino più piccante e colma di stronzaggine la mia vita appiattita dal lavoro, dal troppo amore e dalla mia non voglia di studiare.
Ma soprattutto mi annoio da sola: mentre scrivo sbadiglio.

Adesso penso al futuro ma nel mio futuro vedo solo Ale, non vedo nessun altro.
E quando mai io sono stata una persona che nel proprio futuro non vede altro che il proprio ragazzo? Quando mai io sono stata così debole e vulnerabile tanto da poter dire che l'amore che mi circonda è indispensabile ed esclusivo se penso al Signor Poi?
Io non l'ho mai amato così tanto, io le prendevo in giro le persone come me.

Adesso mi metto un po' a leggere quel libro che ho iniziato due anni fa e mai continuato.
Due anni fa, l'inizio del mio declino psicologico e vitale.
Basta cazzate.

Ero molto più incazzosa e divertente.

Ciao