Oggi me ne sto qui in negozio, in attesa della prossima cazzata, del prossimo errore. Ne ho già collezionati 2 per oggi: non c'è due senza tre, perciò...aspettiamo.
Ieri sera, a casa del mio Mr.Muscolo preferito, dopo aver festeggiato in piena regola ciò che doveva essere festeggiato [mentre la mia suocerona sul divano vagava con la mente, pensando a quanto fosse fiera del suo bambino e della bambina del suo bambino, così teneramente bravi ragazzi che avevano preferito con decisione stare a casa con lei anzichè presenziare alla presentazione del tizio lì nuovo giocatore del Milan a San Siro lui (scomoda perifrasi dovuta al fatto di non saper scrivere il suo nome, ma non me ne vergogno per niente) e ad una serata di shopping in centromonzanegoziaperti lei, inconsapevole del fattaccio grazie allo spessore di una parete appena appena verniciata] ci siamo resi conto di averlo fatto inconsapevolmente: quattro anni esatti dal momento in cui il mio fiorellino è stato dischiuso per la prima volta o, se si preferisce, quattro anni dal momento in cui la mia patatina è stata bollita per la prima volta o, se di nuovo non si è ancora convinti, quattro anni dalla nostra prima scopata.
E sì che era tutto il giorno che il mio cervello incondizionatamente a repeat si domandava, ma neanche troppo, il perchè del fatto che "diciassetteluglio" suonasse così familiare, così come una data festeggiabile per qualcosa.
Ma passiamo oltre.
Un paio d'ore fa, mentre mi dedicavo ad una sana grattatina d'ascella e pensavo alla mia futile ma bella esistenza e a quanto la giornata di ieri fosse stata importante e a quanto quella di oggi fosse inutile, mi è arrivato un messaggio della Marta, che diceva: "Auguri patata! Buon onomastico". Un attimo per controllare se tra i miei denti ci fosse qualche residuo parassita della brioche delle 11 che oggi non ho comunque preso ma ormai c'ho fatto l'abitudine, e ho realizzato che ciò che ella mi ha scritto assomigliava a un augurio per il fatto di chiamarmi Federica in una giornata in cui un tale S.Federico ha fatto qualcosa per meritarsi il monopolio dell'apposito spazio per il nome sul calendario, stampato sotto il diciotto di luglio (monopolio mica tanto, perchè mi pare che a parimerito ci sia un certo S. Calogero o una roba del genere). Così mi sono ricordata della grandissima, di portata certameeente mondiale, ricorrenza.
Ho chiamato Ale e gli ho detto appiccicosamente come una palla al cazzo "amooreee...sai che giorno è oggi?" Lui "sì, il diciotto luglio." Ed io "sì, ok...ma che giorno è oggi???" E lui "venerdì" Ed io "sì, ma che santo è oggi???" E lui "Sant'Alessandro?". Mi son cadute le palle. Il solito, classicissimo egocentrico.
Quindi, se la cosa ancora non fosse chiara abbastanza, oggi è il mio onomastico: per cui tutto mi è concesso.
Fanculo va, che giornata di merda.