martedì 23 ottobre 2007

"Dall'uovo gobbo di una gallina zoppa,
nacque un pulcino che zoppicava un po'.
Sembrava triste, perciò la mamma chioccia
per consolarlo, l'hully gully gli insegnò.

TICCHE TOCCHE, TICCHE TOCCHE,
IL PULCINO DOPO UN PO'...
TICCHE TOCCHE, TICCHE TOCCHE,
A BALLARE INCOMINCIO'.
TRE GALLETTI VERDI E GIALLI,
PROFESSORI D'HULLY GULLY,
IL PULCINO BALLERINO SALUTARONO COSI':
CHICCHIRICHI', CHICCHIRICHI'.

Per l'hully gully di quel pulcino zoppo,
grilli e cicale facevano cri cri.
Il babbo, gallo, scoppiava dalla gioia
e nel pollaio una festa organizzò.

TICCHE TOCCHE, TICCHE TOCCHE,
IL PULCINO DOPO UN PO'...
TICCHE TOCCHE, TICCHE TOCCHE,
A BALLARE INCOMINCIO'.
TRE GALLETTI VERDI E GIALLI,
PROFESSORI D'HULLY GULLY,
IL PULCINO BALLERINO SALUTARONO COSI':
CHICCHIRICHI', CHICCHIRICHI'.


TRE GALLETTI VERDI E GIALLI,
PROFESSORI D'HULLY GULLY,
IL PULCINO BALLERINO SALUTARONO COSI':
CHICCHIRICHI', CHICCHIRICHI', CHICCHIRICHIIIII'."

Era metà maggio quando la segretaria della mia ex scuola aveva detto a mia mamma che una sua amica aveva una bambina piccolina e che avrebbe avuto bisogno di qualcuno che gliela tenesse. Quando mia mamma me lo disse, spingendomi ad acchiappare al volo quella sorta di mezzo lavoro, io ero reticente e diffidente come non lo ero mai stata. Mi ero rotta le scatole dei marmocchietti, dopo tutti quegli anni di stage e tirocini, per non parlare del fatto che la babysitter avevo già provato a farla, nel 2004, quando forse di una che mi stesse dietro avevo bisogno io in primis. E quell'esperienza non mi era piaciuta particolarmente, perchè la bambina aveva 4 anni all'epoca, ed era una viziata assurda, in grado di risponderti (e anche bene) e di farti capire senza mezzi termini quanto le stavi sul culo. Quindi lì per lì mi son detta "no, che palle, no". Poi, ovviamente, la mia cara mammina mi ha aperto gli occhietti sul fatto che, con ogni probabilità, mi sarei scordata la tanto desiderata vacanza in Sardegna se non mi fossi data almeno un pit da fare. E quindi...mi ero decisa a far lasciare il mio numero di telefono alla segretaria, da dare alla mamma di quella nuova marmocchietta. Tempo un giorno, forse, e bam, era arrivata quella telefonata. Stavo scendendo dal treno, ero in una situazione un po' scomoda, allora le avevo detto che l'avrei richiamata la sera stessa. E così avevo fatto.

"Pronto, sono la Federica, chiamo per..."
"Ah sì ciao! - ehi, cosa c'è? Amore vai da papà, non vedi che la mamma è al telefono? - scusa Federica, ma qui il tutto è sempre un po' movimentato..."
"Ma certo, si figuri, lo capisco."
"No, ti prego dammi del tu, per favore..."
"Ok, va bene".
"Allora, la bambina si chiama Anna e..."

Intanto mi veniva da ridere perchè non avevo mai sentito chiamare una bambina "Anna", mi sembrava un nome ridicolo e troppo "importante" per una bambina. Solo adesso suona alle mie orecchie come un nome meraviglioso, puro e decisamente adatto.

"Si chiama Anna ed ha compiuto un anno e mezzo a fine aprile - Anna cosa c'è? Il ciuccio dove l'hai messo? - scusa Federica eh - vieni qui, ma perchè piangi, cosa sono questi versi, oh? Basta Anna, vieni qui, tieni, oh, vai dal papà che la mamma sta parlando al telefono".

Intanto in sottofondo si sentiva la vocina di questo esserino che urlava e piangeva come una matta.

"Guarda Federica, di solito non è così, te lo garantisco...non lo dico perchè è mia figlia, ma è davvero molto brava di solito, non so proprio oggi che cosa le abbia preso, non ha mai fatto così..."
"Eh eh...piccola." - questo è tutto quello che ero riuscita a dire.

Così, tra un'interruzione e l'altra, avevamo deciso di incontrarci quel lunedì a casa sua.
Ho riattaccato la cornetta e avrei voluto morire. Pensavo "che palle, Dio santo. Non c'ho voglia".
Ma quel lunedì mi ero presentata. Avevo citofonato, avevo preso l'ascensore e mi ero trovata davanti questa mamma giovanissima (ma neanche poi così tanto, considerando l'età della bimba), con in braccio l'esserino umano più splendido del pianeta, con un visino raggiantissimo e un sorrisino spettacolare, degli occhioni di un grigio tendente all'azzurro e con degli splendidi ricciolini biondi. Mai ero stata folgorata da tale perfezione. Sono entrata, mi ha portato nella sua cameretta, dove era in corso un cambiamento di pannolino, pieno di quella che chiamano "la pipì degli angeli" e, lei, un angelo lo era davvero. Abbiamo cominciato a chiacchierare, mi ha raccontato un po' le ultime performance di quello splendore e il motivo per il quale cercava una babysitter. Poi ci siamo spostate in sala e ci siamo sedute sul divano, mentre la piccola giocava sul tappeto facendo un po' uno dei suoi soliti spettacoli. Non parlava, per via di quel ciuccino che nascondeva la bocca più bella che esista sulla faccia della Terra. Beh, effettivamente anche senza quell'affare non è che avrebbe potuto dire più di tanto, dopotutto aveva un anno e mezzo. Ad un certo punto è sparita e, dopo qualche secondo, me la sono vista arrivare con in braccio un pupazzetto più grande di lei. Allora la mamma mi ha detto:

"Ecco Federica, questo è Neve, il suo migliore amico".

Era un orsotto bianco e la piccola sorrideva dietro al ciuccio. Poi ha iniziato a portarmi ogni genere e tipo di libro per bambini, così, sorridendo e senza parlare. Allora, dopo un po' la mamma mi ha detto:

"Senti, io mi fido del suo istinto e, a quanto pare le piaci."

Allora ci siamo accordate sul fatto che mi sarei sentita con la nonna, perchè principalmente era a lei e al nonno che servivo.
E dal giorno in cui ho cominciato a portarla a giocare, siamo diventate grandi amiche. Sì, suona strano di brutto e a tratti anche patetico, lo so. Ma è quello che siamo state. Lei, per tutto il tempo in cui siamo state insieme, mi ha fatto ridere, mi ha distratto per ore dai problemi che mi portavo da casa, mi ha fatto affezionare talmente tanto che adesso ho un assoluto bisogno di vederla, stringerla, coccolarla, chiacchierare. Chiacchierare perchè: perchè è un dato di fatto che da quando giochiamo insieme, ha assunto una parlantina allucinante, tanto che ogni volta che gridava il mio nome, o pronunciava con la più assoluta disinvoltura una o più frasi di senso compiuto, le altre mamme ai giardinetti mi chiedevano continuamente:"ma, scusa...quanti anni ha?" ed io, fierissima del mio angioletto speciale "due a ottobre...sì lo so, è precocissima". E' un genio. Mia mamma mi ha detto che anch'io quando avevo la sua età ero anomala in questo senso, e sono fiera di avere questo "genio" in comune, tanto che mi facevano ridere tutte quelle bambine "normali" anche di diversi mesi più grandi di lei, che sapevano pronunciare due parole messe in croce. "Fediica aoplano, dov'èdov'è?": ed io lo sapevo che voleva che le cantassi la canzone dell'aereoplano, che le ho insegnato quei tre giorni pazzeschi non-stop che ho passato con lei e i nonni nella loro casa al lago a Pianello. Poi lei stravedeva per me. Quando le vacanze al mare di entrambe si sono messe in mezzo, ai nostri rispettivi ritorni ho saputo che aveva fatto una testa tanta a nonni, zii e genitori, nominandomi spessissimo. E questo accadeva anche semplicemente dal mecoledì quando ci salutavamo, al lunedì successivo quando ci rivedevamo.

E mi manca.

Mi manca farla addormentare, lasciarla al nonno e tornare a riprendermela di pomeriggio, dopo la nanna. Mi manca farle fare i giretti per il parco con il passeggino, cantandole a repeat "e ticchettocche ticchettocche il pulcino dopo un po'...ticchettocche ticchettocche a ballare cominciò..."e lei crollava nel sonno più profondo in cui ci si possa trovare: gliel'ho insegnata io quella canzone. E mi ricordo che avevo cominciato a cantargliela i primi tempi in cui avevo cominciato a tenerla e sbagliavo, perchè al posto di "professori d'hully gully" dicevo "a ballare l'hully gully"...ma quando mi sono accorta dell'errore era troppo tardi, l'aveva già imparata. La cantava insieme a me. Un giorno ho provato con tutte le mie forze ad usare le parole giuste, ovvero "professori d'hully gully" e lei si è girata verso di me, si è messa a ridere e mi ha detto "ma cosa dice la Fediica?", in tono da presa per il culo. Cioè, cazzo, è la bambina più intelligente del mondo. Un'altra non se ne sarebbe nemmeno accorta, porca puttana. Ogni bambina al parco è terribile al suo confronto. Ogni bambina è stupida rispetto a lei. Questo è quello che ho sempre provato quando ero con lei. Per non parlare dell'emozione dei vestitini: i nonni (a cui voglio un bene dell'anima), fino a settembre si erano ostinati a farle indossare una giacchettina che indossava a maggio, agli inizi della nostra conoscenza. Ma il problema fondamentale è che ora le è piccolissima, cioè, è cresciuta tantissimo. I bimbi a quell'età crescono in una maniera smodata, ed io ho assistito al suo cambiamento. Quando andavamo al Sant'Andrea, la casa di riposo, nello spazio giochi dei bambini, per un gran bel periodo avevo cercato di insegnarle ad andare sul triciclo. Ma aveva le gambette troppo corte. E adesso, da fine agosto più o meno, ci riesce e alla grande anche. E l'emozione di vederla pedalare da sola, o almeno provarci, è stata indescrivibile. Per non parlare del seggiolino in macchina. Sono stata sempre e solo io a prenderla in braccio, farla sedere e allacciarle la cinturina (urlando, sempre ed assolutamente "click", altrimenti dovevo tutte le volte slacciarla, riallacciarla, non dimenticando di gridarlo)...mentre un mesetto fa, da un giorno all'altro, il nonno mi ha detto:"no, lascia pure, ha imparato a farlo da sola". Stavo male in quel momento. E se dovessi vederla adesso, avrei paura, perchè di sicuro avrà imparato, anche in mia assenza, ad andare sull'altalena "dei grandi" e sarebbe un colpo troppo forte, che non so se riuscirei ad incassare.

Mi manca.

E poi, lei non è altro che la bimba più buona, solare, intelligente, altruista e divertente ed educata del mondo. Non la dimenticherò mai questa cosa: c'era il sole, ergo, eravamo ai giardinetti. Quelli vicino al Sant'Andrea. Lì ci sono due di quei giochini elettrici che funzionano con una monetina che, una volta inserita, fa partire una musichetta e fa muovere il gioco avanti e indietro. I classici giochi sui quali siamo stati tutti almeno una volta nella vita. Ecco. Eravamo da sole, il nonno non era nei paraggi, era andato a fare le sue classiche diciottomila commissioni. Io non avevo monetine, del tutto al verde come al solito. Ma avrei dato la vita per averne almeno una. Lei si è messa ad indicare e a dire "paprella, paprella gialla". E allora l'ho presa e l'ho piazzata su 'sta benedetta paperella. Rideva, era contenta. Poi ha cominciato ad indicare l'asinello (che poi era un cavallino) che stava di fianco, sempre funzionante a monetine. E allora l'ho presa e l'ho messa sull'asinello. Contenta uguale. Poi è successo ciò che mi ha spezzato il cuore: è arrivata una mamma con la sua bambina, l'ha piazzata sulla paperella lasciata libera dalla mia Anna, ed ha inserito una monetina. La paperella ha cominciato a cullare quella cazzona di una bambina ed è partita una musichetta. Quell'orribile essere se ne stava lì a farsi cullare il culo con di fianco quel tappetino di sua madre che l'aveva accontentata, probabilmente, unicamente per farla stare un attimo zitta. E non sorrideva neanche. Avevo previsto una tempesta: adesso anche la mia piccolina avrebbe desiderato con tutte le sue forze che io inserissi una monetina nell'asinello e il fatto di non poterla accontentare mi ha fatto sentire una merda, una stronza sadica e senza cuore. Ma lei, come sempre del resto, mi ha spiazzato: guardava la brutta bambina, rideva (e non sorrideva, RIDEVA), guardava me, poi di nuovo lei, indicando la paperella che si muoveva. Quando la musichetta era finita, la paperella si era fermata e la bambinaccia era sul punto di frignare, la mia bimba sapete che cosa le ha detto? Le ha detto: "bimba ancora, bimba ancora balla colla paprella, ancora bimba dai, ancora" con l'entusiasmo che solo lei riesce a tirar fuori e con quegli occhi...Dio quegli occhi. Il problema a quel punto è stato che la viziatona era stanca dell'asino e desiderava, anche se con poco entusiasmo, farsi un bel giretto sulla paperella. Avevo preso in braccio il mio cuoricino e me lo tenevo ben stretto, mentre quella mamma testa di cazzo inseriva un'altra monetina, nella paperella 'stavolta. L'Anna rideva come una matta, batteva le manine e stringeva i pugnetti, girandosi di tanto in tanto verso di me come chi è in cerca di un sorriso di approvazione. Ma in realtà avrei solamente voluto stringerla più di quanto non stessi facendo già e portarla via, lontano da quei maledetti giochini tecnologici, facendole il giochino di nostra invenzione che abbiamo chiamato "vadovado" sull'altalena dei piccoli.

Mi manca.

Perchè poi lei è così...fa un qualcosa, le dici "NO." e semplicemente cambia obiettivo. Non l'ho mai sentita fare un capriccio o scassare i coglioni per qualcosa, mai. Piange, sì...ho perso il conto delle volte in cui è caduta o ha battuto la testa.

E il gioco delle macchine. Cazzo se si divertiva con poco. "Feiica facciamo il gioco delle macchine" (non era un gioco per geni, consisteva semplicemente nell'indicare le macchine che passavano e pronunciare il colore di ognuna). E tutti quegli altri mille giochi che abbiamo inventato insieme per passare il tempo...Dio mio.

Mi manca.

E quando ha iniziato a piovigginare e i giochi si sono completamente svuotati e siamo rimaste io e lei sotto il tettuccio dello scivolo. Ha continuato per dieci minuti a chiedermi dove fossero andate tutte le mamme con i loro bimbi ed io le rispondevo che avevano avuto paura della pioggia, ma che noi eravamo più forti e aspettavamo perchè prestissimo sarebbe finita e, quando effettivamente aveva smesso, mi guardava come fossi la dea della pioggia.
Ammore.
Mi manca quel suo vizietto in grado si spezzarmi il cuore ogni volta, ovvero il continuo stringermi le mani e graffiettarmele con quelle unghiettine quando era stravolta. Mi manca il suo profumo, quello dei bambini, l'odore degli angioletti biondi. Mi manca sentire il piccolo peso della sua testolina sulla mia spalla e in seguito il suo respiretto pesante che mi faceva render conto che mi si era appena addormentata addosso.

E poi...mio Dio sto male, quando ogni benedettissima volta che vedeva un nuovo bimbo, cominciava a tempestarlo di "come ti chiami bimbo? Bimbo come ti chiami, bimbo bimbo, come ti chiami?" e continuava finchè non le rispondeva. E se non lo faceva mi guardava con il visino un po' triste, e allora io sempre a cercare di farle capire che non tutti i bimbi sono avanti come lei, o semplicemente socievoli ai suoi livelli. Che ridere, cazzo. E poi la sua paura...aveva il terrore degli uomini adulti che non conosceva. Mi prendeva sempre la mano e si nascondeva dietro di me, con quella faccina corrucciata ma, sa il cazzo, sempre stupenda.

A scuola, alle superiori, ho studiato psicologia per 4 anni, in particolar modo quella dei bambini e, ora può darsi che mi sbagli, non ricordo che i giochi di ruolo imparassero a farli prima dei due anni. Ma lei sì. Un pomeriggio abbiamo giocato alla gelataia (lei, che però vendeva inspiegabilmente anche pizze e risottini) e alla cliente (io) e quello che ricordo di più sono le facce spiazzate delle mamme degli altri bimbi nel vedere una bambina così piccola fare cose che i loro figli della sua stessa età dovranno aspettare ancora qualche lunghissimo mese prima di riuscire a fare. Mi manca perchè io e lei eravamo forti. Io non ero la sua babysitter, ero la sua migliore amica. Ok, a chi legge, specialmente se detesta il mio sentimentalismo o perchè non ha mai provato quello che provo io, o semplicemente perchè è stronzo, di sicuro appaio patetica. Ma infatti è quello che sono, perchè lo so che ha quasi 2 anni e non ne ha 12 e che quindi come sono entrata facilmente nella sua vita, altrettanto facilmente ne esco...però per me non è così facile. E un giorno, magari, questa cosa gliela farò leggere perchè io voglio fare parte della sua vita. Io voglio vederla crescere. Io vorrei passare, un giorno, da babysitter ad insegnante di ripetizioni ma questo non accadrà mai perchè lei a scuola andrà alla stragrande perchè se ha un cervello così pazzesco alla soglia dei suoi 2 anni, figuriamoci fra qualche anno che cazzo c'avrà.

E quei tre giorni in cui, tornata dalla Sardegna, l'avevo tenuta a casa dell'altra nonna, quella paterna, che non vede mai? Bella la scena della pesca. La nonna che mi ha detto:"non lo so se la mangia la pesca...io gliela metto qui, ma non penso proprio che le piaccia". Ora, se c'è una cosa che la mia bimba ama pazzamente, oltre al risottino bianco senza soffritto, è proprio la pesca. Io ho guardato la piccola, le ho sorriso e, lo so che non è realmente così ma, è come se ci fossimo intese alla grande. Se l'è divorata quella pesca.

Mi manca da matti.

Mi manca giocare con quei capellini fini fini e profumati. Mi manca prenderla per il culo sistemandole la frangettina a punta, in modo tale da farla andare in giro conciata così e far pisciar sotto dalle risate gli altri bimbi. Oppure farle il riportino...quello mi manca più di tutto.

Giovedì 25 ottobre è il 27° anniversario di matrimonio dei miei genitori. Ed è anche il giorno in cui compie finalmente 2 anni. Due anni. La mia cucciola compie due anni. Ed è un mese che non la vedo. Maledetto asilo nido e maledetta università. Ma giovedì la chiamo per forza e glielo dico che non finisce qui, cercherò di mascherare il bisogno che ho di lei (altrimenti chissà che cazzo pensano...mi denunciano) offrendomi, almeno al martedì pomeriggio, di stare un po' con lei.

Mi manca da impazzire. Il mio esserino specialissimo.