venerdì 5 ottobre 2007

E' sottile questo stato ma c'è. Io e la Marta ci siamo viste ieri sera con le altre e, bisogna ammetterlo, ormai questa cosa accade molto più raramente di qualche tempo fa. Sì perchè le vite di ognuna si sono drasticamente messe in mezzo, perciò l'unica cosa che ci resta da fare è prendere il tutto con filosofia e rassegnarci ai nostri destini di quasi patetici incontri occasionali. Ci sentiamo tutti i giorni, ma non ci vediamo tutti i giorni. Quando ci va di culo riusciamo addirittura ad arrivare a due volte la settimana, ma poi siamo capaci di continuare a sentirci senza vederci anche per due settimane intere. Però c'è una cosa, una cosa molto particolare, che è successa ieri al telefono con lei, prima che ci incontrassimo. Lei l'ha sentito. L'ha capito. L'ha capito più in fretta e più profondamente lei, delle persone o degli altri amici che vedo tutti i giorni. Ho risposto al telefono e ho detto "pronto". Poi devo aver pronunciato una frase qualsiasi, di quelle che si dicono al telefono; lei mi ha fermato e mi ha chiesto che cos'avessi. Io mi sono messa a ridere e le ho dato dell'idiota, sostenendo ad occhi chiusi la versione secondo la quale stessi del tutto bene, che si stava sbagliando a dire che c'era qualcosa che non andava, anche perchè la mia voce non era di certo diversa dall'ultima volta che ci eravamo sentite. Eppure lei ha continuato ad insistere. Sì, ne era convinta: avevo qualcosa che non andava. Mi ha detto che era vero che la mia voce non era differente e che appariva allegra e serena quanto bastava, come al solito. Ma mi ha detto che c'era qualcosa nella tonalità o in qualche parte di sfumatura tonale che le sembrava diversa. Non brutta o bella, solo diversa. Ha usato le parole "percezione particolare" e abbiamo riso per mezz'ora per questo perchè l'avrà ripetuto almeno 16 volte nell'arco della telefonata. E' incredibile quanto troppo mi conosca ed è sconvolgente il fatto di rendermene conto ogni giorno di più. Abbiamo ragionato, raggiungendo solo una piccola semiconclusione, ma è già un passo avanti. Non posso dire di sentirmi decisamente meglio, ma almeno mi sento quasi capita.
Avevo scritto una cosa, appena tornata da Roma. L'ho riletta pochi minuti fa e mi sembra di aver scritto tutto il contrario di quello che sento in questo momento. Ero tornata che mi sentivo piena di buoni propositi, piena di aspettative. Avevo scritto di voler iniziare il nuovo anno accademico così, colmissima di deliziosissime speranze. Era questo che mi aveva dato il viaggio a Roma. Al di là di tutte le cose che avevo visto, tutto ciò che di magnifico mi aveva offerto la nostra splendida capitale, tutto quello che di nuovo avevo imparato e che di vecchio avevo rispolverato, avevo creduto che, più che altro, quello fosse stato un viaggio interiore. Perciò riconducevo a quel motivo il fatto della mia estrema e a tratti irritante laconicità nella risposta alla domanda collettiva postami al mio ritorno, circa "com'è andata e cosa ti ha colpito particolarmente?". E sì, io ero e sono solita rispondere le prime due cose che mi venivano in mente, come la fontana di Trevi o, che cazzo ne so, Piazza San Pietro. La realtà è che niente mi ha colpito in modo particolare, così come tutto mi ha colpito in una dimensione di certo molto generale. Roma è perfetta. E, per quanto mi sforzi, non riesco proprio a trovare un qualcosa, un quid emozionante a tal punto da meritare il titolo dell'esclusività sul resto. Sono perfettamente consapevole del fatto che è fin troppo una stronzata e che è la via più facile e rapida quella di affermare di esser stata folgorata da ogni cosa, ma è molto più di questo. Perchè quello che di Roma sono riuscita a cogliere è in realtà un niente che tuttavia mi ha lasciato dentro un qualcosa di magnifico, come uno stato d'animo che è difficile trasformare in parole, che è complicato far diventare qualcosa di oralmente consistente e memorabile. Perchè quello che in futuro ricorderò di questo viaggio non saranno le risate con la Michi e l'Elmi, il lacerante dolore ai piedi provocato da tutto quel camminare, non sarà la nostra stranissima e inquietante vicina di appartamento e nemmeno il nome di ogni singola statua, quadro, chiesa, piazza o struttura architettonica. Mi ricorderò probabilmente solo di questa sensazione e del fatto di essere cresciuta, perchè ho finalmente fatto bene qualcosa che desideravo realizzare da tempo. Almeno, lo spero. Ed è stato bello. Perchè Roma è come un organismo vivente: è in continuo ed incessante movimento, respira, parla, ha in sè tutta l'essenza propriamente detta, custodisce gelosissimamente il suo millenario passato e vive nel presente accogliendo ogni genere e tipo di persona che le si presenti davanti. Ed io ho imparato, seppur per un tempo iperlimitato, a vivere con lei, ad adattarmi ai suoi ritmi, ad apprezzarne la sua insperata disponibilità, a sorridere dei suoi abitanti, a disprezzare chi ci cammina "contaminandola" con la propria presenza; me ne sono innamorata ed immediatamente dopo l'ho detestata e poi l'ho di nuovo amata. Con lei ci vivi, ci dormi, ridi, ti ubriachi e piangi e il tutto lo fai in un modo diverso da come lo fai altrove. E' tutto più speciale. La verità non poco problematica in certe occasioni è che quello che mi ha lasciato ce l'ho tutto dentro ed è come se faticasse a uscire. E' come se volessi tenermi per me ciò che ho provato e senza alcun motivo. Riesco solo a pensare di voler assolutamente tornarci perchè sento, ed è anche una mera certezza, di non aver finito.
Il prossimo viaggio sarà Firenze, con Ale. Luca ieri sera mi ha raccomandato di non andarci, perchè potrei innamorarmene e non tornare più indietro.
Buon per me, direi.
Avrei voluto parlare un po' egocentricamente di me, di come mi sento in questo momento cazzone della mia vita in questo post. Ma come al solito sono finita per parlare di tutt'altro e adesso non ho più voglia. Perchè, al di là del fatto che mi aspetta una spero splendida serata col mio cucciolino, sento che sto per riuscire a vedere un piccolo barlume di un qualcosa che assomiglia alla speranza in questo momento, quindi lo prendo, lascio che mi accechi anche solo per qualche secondo e vediamo come va.
Di nuovo, buon per me.