La domenica, durante il periodo natalizio, i negozi in centro Monza aprono. Sembra tanto l'introduzione di uno di quei temi, che all'epoca la Tiziana ci faceva chiamare "testi", che svolgevo con tanta ingenuità e non poca fierezza alle elementari. Ma in realtà non riguarda altro che l'odierna situazione della sottoscritta. Sono le 15 e 45 e, dalle 10 in punto di stamattina, sono entrati esattamente quattro clienti. Dalle 14 e 30 di questo pomeriggio ancora nessuno. Non mi era ancora capitato di assistere ad una cosa del genere perchè in settimana qui c'è un via vai che ti porta alla fine della giornata ad imprecare contro il cielo a causa della tua stanchezza. Beh, la maggior parte delle persone che conosco oggi sono in fiera a Milano, ergo suppongo che statisticamente un buon 20% della popolazione monzese sia lì, per tale motivo non qui. E non perchè a nessuno la domenica venga in mente di comprare cartucce o toner per stampanti e fax perchè noi vendiamo anche carte fotografiche di ogni genere, da quelle extralucide a quelle telate, da quelle extraopache a quelle transfert per tessuti, da quelle pretagliate per bigliettini da visita a quelle per lucidi per proiezione o da attaccare sopra le vetrate e si sa quanto esse possano allettare in questo periodo dell'anno. Perciò ho lasciato volare il cervello ed ho posto esso nella condizione di pensare e alla fine, quella che ne è risultata è stata una splendida e geniale intuizione: non manca niente, solo un cartello spiaccicato sulla vetrina che esponesse su di sè una tenera richiesta di attenzione al fatto che la domenica siamo incredibilmente aperti. Perciò, ancora una volta, mi sono ingegnata, ho cercato di assorbire vibrazioni artistiche a distanza dal mio ragazzo, che al momento è all'autodromo a muovere la testa a destra e a sinistra, ed ho creato il mio cartello. E' a dir poco fantastico e non vedo l'ora che i miei capi lo notino: mi fa sentire una gran bella persona.
Avrei altro da dire...e in altre occasioni (forse) mi tratterrei dal farlo, ma questa tastiera è a tal punto morbida ed eccitante che attrae a sè le mie dita come un cazzo una puttana quindi espongo il fatto (e so di essere noiosa nel farlo): oggi, ascoltando in macchina il cd del concerto più emozionante della Terra, mi sono sentita. Sì porca miseria, quella cogliona che grida "vai Laura" nel bel mezzo del primo medley, durante i tre secondi di silenzio tra il primo frammento di canzone e il secondo (per la precisione, tra "Dove sei" e "Mi libre cancion") sono assolutamente io. E questa sconvolgente convinzione non trova origine dal fatto risaputo che io sia una schifosa egocentrica, ma perchè proprio so di essere io. Ricordo di non aver mai smesso di cantare e ricordo anche molto bene che ad ogni relativo silenzio mi impegnavo con tutta la voce a gridarle il suo nome, per fare in modo che "mi sentisse"(ma anche e soprattutto che, diciamoci la patetica verità, nel cd che ne sarebbe uscito mi si sentisse); poi, altra prova a favore della mia tesi, di filmati ne ho fatti quella sera (senza guardare la fotocamera, ma li ho fatti) e ho ben presente quanto faccia cagare la mia voce urlante in stereo. Sì sono proprio io e non vedo l'ora che torni la Michi perchè me lo confermerà anche perchè, tra le altre cose, non ne ho l'assoluta certezza, ma qualcosa mi dice che invece l'urlo che segue il mio "vai Laura" che recita circa qualcosa come "uuuuh" è proprio il prodotto delle sue corde vocali, quelle della Michi intendo. Tutto ciò, ovviamente, non fa altro che rinvigorire la mia profonda convinzione che io abbia veramente troppi motivi per amare la vita (tra l'altro, e "accidenti" direi, sono appena entrati il quinto e il sesto cliente della giornata, mantenendosi coerenti alla legge secondo la quale essi non arrivano mai uno alla volta ma tutti insieme, oppure uno alla volta mentre fumi la tua siz. Al decimo, se mai ci arriveremo, mi toccherà assegnargli un premio).
Vado a fumarmi una meritata siz.