sabato 22 novembre 2008

Prima ero fuori dal negozio a fumarmi una sigaretta, mi sono guardata attraverso il quasi specchio della vetrina ed ho notato di avere il naso lucido e mi è venuto immediatamente da pensare "allora vuol dire che sono in salute, che sto bene". Solo dopo mi son detta "che cazzo dici, non sei mica un cane".
Ho dimenticato a casa l'mp3, che palle sono una scema.
E stamattina poi prima di uscire di casa che faccio? Accendo il computer e mi autoinvio per e-mail i miei sudatissimi riassunti del libro che sto preparando per poi così continuare a riassumere, riassumere e riassumere con assoluta ed estrema diligenza qui in negozio, ma siccome il termine diligenza accostato al mio nome crea in me e nelle altre persone una sorta di aggrottamento della fronte, ciò si riflette anche su quello che faccio, o meglio su ciò che non faccio, come non portarmi il suddetto libro al lavoro.
Ergo, sono sprovvista di mp3 e di libro. Ok, che cazzo faccio? Pulirò.
E rifletto su dove posso aver lasciato entrambi i miei tesorini. L'mp3 dev'essere per forza di cose nella mia amatissima cartella che uso per andare in palestra. Che poi mi girano le balle perchè lo porto sempre ma non lo uso mai perchè o me lo dimentico nello spogliatoio o che ne so. Ieri non l'ho usato perchè ho incontrato lì la mia patatona suocerona e quindi non avevo bisogno di chiudermi in me stessa e di comunicare spiritualmente con la cyclette o col tapirulan convincendoli a farmi diventare una modella, ascoltando Laura Pausini per trovare le giuste parole.
L'altro tesorino dev'essere invece sul tavolo in cucina, vicino al computerino, il che mi rende ancora più detestabile ai miei stessi occhioni dolci perchè dopo aver inviato la mail, con tutto lo sbattimento annesso per accendere il pc, aspettare, entrare in internet e cazziemazzi, avrei potuto tranquillamente mandare un impulso, tramite il mio danneggiatissimo nervo ottico, al solitario omino del cervello che ancora dormiva nel mio, appunto, cervello, dicendogli di ordinare alle mie mani di prenderlo e riporlo nella borsa, o sotto il braccio. Ma invece no. (Potrei riscrivere una delle canzoni più belle del momento adesso, ma (te) lo risparmio (Lau)).
Mia nonna è morta. Non c'è più. Ma io ho la sua medaglietta.
Ho passato una settimana o poco più, di vero inferno. Sono stata male come non avrei mai potuto credere di stare. Con un tetto ma senza famiglia (mamma papà e Eli) per un paio di giorni.
E quest'ultima frase non è del tutto vera. Due tetti e una famiglia in più.
E' inspiegabile l'affetto, l'amore, che provo per Ale e per quel piccolo nido che è la sua famiglia. Perchè quest'ultima è quasi a tutti gli effetti la mia. Non mi hanno mai lasciata da sola un secondo. Sua mamma poi, un angelo di nome e di fatto. Ed anche suo papà non è stato e non è da sottovalutare.
C'è stato un momento, mentre guidavo dal lavoro verso casa, in cui, tirando dritto anzichè svoltare a destra, mi son detta "ma che cazzo sto facendo", perchè solo guidando verso via T. ho sentito di guidare davvero verso casa.
Sono stata male, ho pianto come non facevo da tanto tempo, e sono rimasta attaccata ad Ale come una cozza al culo per due giorni. E lui mi ha sopportato (come è giusto che sia, eccheccazzo), è stato perfetto. Perfetto come non mi sarei mai potuta immaginare. Poche parole e tanti fatti. Poche parole e tanti baci. Poche parole e tanti abbracci.
Ho scoperto che anche io so essere deboluccia. Ho scoperto che queste persone, che mi circondano ogni giorno, hanno sviluppato in se stesse il senso di protezione e la voglia di farmi stare bene che io ho sempre avuto nei loro confronti. E' il classico dai che ti sarà dato. E a me è stato ampiamente ridato.
Che poi il mio amore è bello, è intelligente in una maniera incredibile. E' in grado di dire cose a cui io non arriverei nemmeno a pensare. Ha sempre parlato poco di sè, ma quelle poche volte che lo ha fatto (e ultimamente sono sempre di più) mi stupisce ogni volta di più della precedente. Possiede dei princìpi che porca puttana sono giusti. La gente parla tantissimo anche e soprattutto quando non sa un cazzo e dovrebbe stare zitta o magari se davvero siamo così interessanti chiedere, e di cose non tanto carine su di noi ne dicono. (se ne dicon di parooole) Sticazzi se ne dicono.
Ma noi lo sappiamo. Io lo so quanto siamo, cosa siamo. Branco di coglioni inutili e dalla vita inutile.
E la cosa più bella è sorridere di loro. Non ridere perchè, poracci, in fin dei conti sono dei poveretti.
Ad ognissimo modo, domani pranzetto al restaurant col suo capo e la donna del suo capo. E domani pomeriggio qui in negozio per poi cenetta coi miei di capi, collega, e quello screanzato del mio collega Fabri. Il migliore oserei dire.

Basta dai.